Inaugurato a Bari un nuovo laboratorio hi-tech dove si studia come dare il tatto a robot e protesi


Il vero obiettivo della ricerca rimane però portare benefici concreti nel campo della medicina. Il team punta a dare vita a protesi che restituiscono sensazioni tattili e, in prospettiva, a guanti che permettano ai chirurghi di avere più sensibilità durante gli interventi. Ma i test clinici necessari prima dell’ingresso sul mercato nel campo biomedicale sono lunghi.
«Dare il tatto alle macchine – commenta Coclite – cambia il modo in cui robot, protesi e dispositivi indossabili interagiscono con il mondo. Questa ricerca è nata lontano da qui e oggi a Bari ha le condizioni per crescere: portare la scienza di base fino a prototipi che escono dal laboratorio e incontrano agricoltura, energia e salute. I tempi sono diversi a seconda del settore, ma la direzione è chiara».
La professoressa Coclite: un cervello di ritorno
La scienziata che guida il team di fisici, la professoressa Coclite, è un “cervello di ritorno”: dopo essersi laureata in Chimica e aver conseguito il dottorato a Bari, infatti, ha lavorato al MIT di Boston e poi alla Graz University of Technology, dove ha avviato la ricerca sui sensori a film sottili. È da febbraio 2024 che lavora come professoressa ordinaria all’Università di Bari, dove ha trasferito tutta la strumentazione necessaria.
Roberto Bellotti, rettore di Uniba, spiega che il fatto che una ricercatrice abbia scelto di riportare a Bari un progetto europeo «dice che Università vogliamo essere: un luogo dove la ricerca di base incontra imprese e territorio, e dove i talenti, formati qui o altrove, trovano lo spazio per lavorare. Un laboratorio come questo è un investimento sulla capacità del Sud di produrre innovazione, di cui andiamo molto fieri».
Il direttore del Dipartimento interuniversitario di Fisica, Sebino Stramaglia, conclude che «il laboratorio dà a questa ricerca una sede stabile e ai nostri studenti e dottorandi l’occasione di lavorare su tecnologie che si traducono in applicazioni concrete. Per un Dipartimento interuniversitario come il nostro, è la dimostrazione di come due atenei possano costruire insieme competenze e opportunità».
Fonte – Il Sole 24 ORE – Scuola
