«Techetechete’», nel celebrare…
«Techetechete’», nel celebrare il centenario dalla sua nascita, non ci ha detto è che Corrado è stato il maestro di cerimonie della nostra sventatezza e della nostra meravigliosa incapacità.
La Rai non è solo «Techetechete’», la rubrica giornaliera di Raiuno che ci accompagnerà fino a settembre «saccheggiando» allegramente le teche della Rai, all’insegna della nostalgia, delle emozioni, degli accostamenti più incongrui, del fior da fiore, di «tutti i sentimenti». Così almeno finché è durata l’impronta di Michele Bovi, l’inventore.
Con tutto il rispetto per il programma, qualcosa è cambiato: i pezzi spesso sono firmati (ma che te firmi?), alcune informazioni, stile Wikipedia, accompagnano l’antologia di un personaggio, regnano i tormentoni della nostalgia. Il guaio è che per celebrare i suoi primi 70 anni la Rai usa il metodo «Techetechete’», com’è successo al povero Gianni Morandi nelle sue serate rievocative.
L’altra sera «Techetechete’» celebrava il centenario della nascita di Corrado Mantoni (2 agosto 1924) e lo spettatore ignaro si è trovato di fronte spezzoni di un presentatore qualsiasi, uno dei tanti, uno che ha condotto molti programmi. Ma bastavano le scarse didascalie per dirci che cosa ha veramente rappresentato Corrado nella storia della radio e della tv?
Lo so, il programma è basato sulla nostalgia, si rivolge a un pubblico che ha conosciuto Corrado e chi vuol saperne di più cerchi trasmissioni dedicate su Rai Storia (canale 54). Quello che qui voglio sottolineare è che se prevale il metodo «Techetechete’» (nella sua attuale interpretazione) non solo si continua a saccheggiare il grande «tesoro» della Rai fino a renderlo inservibile o, quanto meno, a saturarlo, ma senza volerlo si dà ragione a Corrado che con la sua «Corrida» (prima alla radio e poi in tv) è stato il primo a decretare che siamo tutti dilettanti allo sbaraglio.
Se prima ridevamo degli sprovveduti adesso dobbiamo avere il coraggio di guardarci allo specchio e scoprirci mentre proviamo a fare il passo più lungo della gamba, inebriati dalla luce della notorietà, indifesi sull’orlo dell’abisso verso il quale inesorabilmente il Tempo ci sta spingendo. Quello che «Techtechete’» non ci ha detto è che Corrado è stato il maestro di cerimonie della nostra sventatezza e della nostra meravigliosa incapacità.
Source – Corriere.it – Spettacoli
