La serie che meglio racconta…
La serie che meglio racconta questo groviglio di spy-story, di scambi di prigionieri, di agenti russi che vivevano come comuni cittadini americani
Giorni fa, è avvenuto un maxi-scambio di prigionieri e detenuti tra Stati Uniti e Russia, con la mediazione determinante della Germania. Sul campo neutro di Ankara, in Turchia, è stata completata una monumentale operazione diplomatica che ha coinvolto nomi di primo piano: dal giornalista del Wall Street Journal Evan Gershkovich al marine americano Paul Whelan, dal dissidente Vladimir Kara-Murza al killer russo Vadim Krasikov.
Nel commentare l’evento, molti hanno ricordato le scene del film di Steve Spielberg Il ponte delle spie, il ponte di ferro di Glienicke che attraversa il fiume Havel a sud-ovest di Berlino e che, nel corso della Guerra Fredda, è stato lo scenario di alcuni scambi di prigionieri. In realtà, la serie che meglio racconta questo groviglio di spy-story, di scambi di prigionieri, di agenti russi che vivevano come comuni cittadini americani è The Americans (visibile ora su Prime video e Disney+).
Nel 2010, dieci agenti dormienti russi furono arrestati negli Stati Uniti dopo un’operazione dell’FBI durata un decennio. Nel 2013 Joe Weisberg ha dedicato alla storia una preziosa serie che è durata sei stagioni. In The Americans, Phillip (Matthew Rhys) ed Elizabeth Jennings (Keri Russel) sono una coppia di agenti sposati, inviati dall’Unione Sovietica in un sobborgo di Washington DC, dove hanno due figli completamente ignari del fatto che i loro genitori siano qualcosa di diverso da quello che sembrano. La serie si concentra sulla relazione tra Phillip ed Elizabeth, che inizia come una semplice copertura, prima di trasformarsi in qualcosa di molto più profondo. I due (nella finzione) fanno parte del segretissimo Direttorato S, una divisione del Kgb incaricata di gestire le missioni sotto copertura dei suoi agenti, infiltrati negli USA e trasformati in insospettabili cittadini americani. I due (nella realtà) facevano parte degli «illegali», agenti addestrati in Canada dall’URSS affinché si fingessero cittadini di un altro Paese: qui le spie avevano il tempo di costruire le loro «vite immaginarie» che li avrebbero resi indistinguibili dai comuni cittadini.
Source – Corriere.it – Spettacoli
