Sui costruttori la scure degli extra-costi


«Tenendo conto del nostro giro d’affari – aggiunge Davoli – non è affatto marginale il dover rinunciare a decine di milioni di incassi. Questo significa in generale che sono le imprese a finanziare in parte le opere eseguite: è importante che il ministero eroghi i fondi dovuti, anche perché in queste condizioni fare budget finanziari per le imprese è complicato».
«Dopo un’attesa di quasi due anni Anas ha saldato alla mia azienda extracosti per circa 25 milioni – spiega la presidente di Ance Roma Francesca De Sanctis – ma altre stazioni appaltanti non stanno pagando. La richiesta al settore pubblico? Pagare gli arretrati e poi prevedere uno stanziamento straordinario con risorse aggiuntive». «Io lavoro con il settore pubblico al 99,9% – aggiunge Ronzoni – e il problema dei ritardi è grave: di continuo scrivo pec alle stazioni appaltanti e chiedo di essere pagato. La risposta? Dicono che pagheranno quando avranno i soldi dal ministero».
Archiviata la fase dei fondi di compensazione ministeriali (vale per i bandi pre-giugno 2023) e dopo aver terminato il regime transitorio previsto dalla Legge di Bilancio (con ristori agganciati ai prezzari regionali), per gli appalti avviati dal 27 aprile il meccanismo è cambiato, con un calcolo affidato a indici Istat, passati da tre (fabbricato residenziale, capannone industriale, tronco stradale con tratto in galleria) a 20. Trattasi delle Tol,(tipologie omogenee di lavorazioni), che tengono conto di più componenti dell’attività di cantiere, cioè lavoro, materiali, macchine e attrezzature, energia, trasporto, rifiuti e che dunque dovrebbero registrare in modo più puntuale l’evoluzione dei costi reali a carico delle imprese. «Purtroppo non è così – spiega il vicepresidente di Ance Lombardia, delegato alle opere pubbliche Paolo Riva – perché questi indici non intercettano in modo puntuale gli andamenti del mercato. Penso al bitume, dove gli aumenti in pochi mesi sono stati di oltre il 30%. E d’altra parte, non essendoci più il decreto ristori, il pagamento aggiuntivo, comunque limitato per legge al 90% di ciò che eccede il 3% di aumento, è rimandato alla stazione appaltante, che spesso non ha risorse adeguate. Questo significa che la rinegoziazione non è un meccanismo automatico e ogni impresa deve agire a propria tutela aprendo dei contenziosi».
Anche se le aziende lamentano l’eccessiva “prudenza” delle Tol, gli indici evidenziano comunque un movimento in atto nei prezzi. L’ultimo aggiornamento arriva a giugno ed è ragionevole ipotizzare, alla luce dello scatto ulteriore dell’energia, che i dati successivi vedranno nuovi rialzi. Ad ogni modo, rispetto alla fine del 2025, a giugno ci sono ad esempio per le opere di movimento terra nove punti in più, così come per le opere di fondazione. Che salgono a dieci per la realizzazione delle pavimentazioni in bitume. Visti i meccanismi di calcolo, tuttavia, un balzo del 10% nei prezzi a monte comporta per l’azienda un ristoro di poco più del 6%.
Tipologie omogenee di lavorazioni: le crescite maggiori dei prezzi
Source – Il Sole 24 ORE – Economia
