Lotta alla corruzione, l’Italia migliora ma la percezione del fenomeno resta alta
I dati dell’indice di percezione della corruzione di Transparency International: dal 2012 su 31 Paesi valutati in Europa solo 6, tra cui l’Italia, hanno migliorato il loro punteggio, mentre 8 hanno registrato una diminuzione
Nella lotta alla corruzione l’Italia ha fatto dei passi avanti negli ultimi cinque anni eppure i suoi cittadini la considerano un Paese ad alto rischio di corruzione soprattutto in ambito pubblico. A inquadrare la sfiducia degli italiani è Transparency International che ha pubblicato l’edizione 2023 dell’Indice di percezione della corruzione (Cpi). L’Italia ottiene un punteggio di 56 piazzandosi al 42esimo posto nella classifica globale dei 180 Paesi analizzati. L’indice classifica i Paesi in base al livello di corruzione percepita nel settore pubblico con un punteggio determinato in base ad una scala che va da 0 (alto livello di corruzione percepita) a 100 (basso livello di corruzione percepita).
Il primato della Danimarca
La Danimarca rimane al vertice con 90 punti, seguita dalla Nuova Zelanda con 87 punti e dalla Finlandia con 85 punti, segue la Norvegia con 84 e Singapore con 83. In coda alla classifica troviamo la Somalia con 11 punti, il Venezuela, la Siria e il Sud Sudan con 13 punti, e lo Yemen con 16 punti. Se l’Europa occidentale mantiene il punteggio più alto (65), l’Africa sub-sahariana (33 punti) e l’Europa dell’Est e l’Asia centrale (35 punti) sono le aree mondiali con il punteggio più basso.
La corruzione in Italia
Se si guarda all’Ue l’analisi conferma l’Italia al 17° posto tra i 27 Paesi membri dell’Unione Europea. Dice Michele Calleri, presidente di Transparency International Italia: «Il consolidamento del punteggio del nostro Paese nel Cpi 2023 conferma l’Italia nel gruppo dei Paesi europei più impegnati sul fronte della trasparenza e del contrasto alla corruzione. Un risultato che è anche frutto dell’applicazione di alcune misure normative adottate in materia di whistleblowing e di appalti pubblici». C’è ancora però molto da fare secondo gli analisti: si pensi ai vuoti normativi rispetto al conflitto di interessi nei rapporti tra pubblico e privato, alla mancanza di una disciplina del sistema delle lobby oltre alla sospensione del registro dei titolari effettivi per arginare il fenomeno dell’antiriciclaggio.
Il confronto Ue
Anche in Europa servono passi avanti. Il Cpi 2023 rivela come gli sforzi per combattere la corruzione siano fermi o in diminuzione in più di tre quarti dei Paesi. Da Transparency International spiegano che dal 2012 «su 31 Paesi valutati solo 6, tra cui l’Italia, hanno migliorato il loro punteggio, mentre 8 hanno registrato una diminuzione. Con un punteggio medio di 65 su 100, l’Europa occidentale e l’Unione Europea rimane la regione con il punteggio più alto nell’Indice «ma l’efficacia delle misure anticorruzione continua a essere compromessa dall’indebolimento dei sistemi di controlli e contrappesi sui vari poteri».
La direttiva Anticorruzione in arrivo
Nel 2023 la Commissione europea ha proposto misure per rafforzare gli strumenti a disposizione degli Stati membri dell’UE per combattere la corruzione. Tra queste, una Direttiva Anticorruzione volta ad armonizzare le norme giuridiche di tutti gli Stati membri contro i reati di corruzione, irrobustire le sanzioni penali ed ampliare le misure a disposizione delle forze dell’ordine per tali illeciti. «La proposta della Direttiva Europea Anticorruzione, che mira a dotare tutti gli Stati membri di standard comuni di contrasto al fenomeno corruttivo, è un’occasione da cogliere per conseguire miglioramenti concreti anche in Italia», aggiunge Giovanni Colombo, direttore di Transparency International Italia.
Source – Corriere.it – Economia


