L’istruttore cinofilo: «È…

diAlessandro Sala 

L’istruttore cinofilo:«È importante entrare in relazione con lui, capire cosa davvero lo renda felice e condividerne la gioia. L’area cani? Non è il luogo ideale»

Come si gioca con un cane? In tanti modi. Ma non è detto che quelli a cui siamo abituati siano corretti. Perché quello che a noi sembra divertente potrebbe non esserlo altrettanto per il nostro amico a quattro zampe. E non sapere cosa a lui piaccia davvero può precluderci momenti di intensa condivisione e felicità. 

Prendiamo ad esempio il classico gioco del riporto: lanciamo una pallina e ci aspettiamo che lui si fiondi a recuperarla e che la riporti subito, correndo in linea retta e consegnandocela senza indugi. Qualche volta può anche accadere. Nella realtà, però, di solito succede che il cane corra sì verso l’oggetto scagliato lontano, ma senza riportarcelo immediatamente. Lo raggiunge, ci si trastulla un po’, lo lascia e lo riprende e, una volta arrivato da noi, non si limita a consegnarcelo ma prova a contendercelo con un po’ di tira e molla. Noi, contrariati, lo induciamo a riprovarci nella speranza che «impari». Ecco, quello della pallina è il perfetto esempio del diverso modo di vedere il gioco tra noi e loro. Alla fine il nostro cane potrà anche assecondarci, imparando a fare esattamente quello che noi ci aspettiamo da lui.  Ma, parafrasando Kennedy, prima di chiedere cosa possa fare lui per accontentare noi, perché non ci chiediamo cosa possiamo fare noi per accontentare lui?  Ovvero per andare incontro ai suoi desideri? 

Proviamo allora ad entrare nella sua testa, per capire come scatti il meccanismo del gioco per il nostro amico scodinzolante. E lo facciamo con Simone Dalla Valle, educatore cinofilo specializzato nel comportamento canino, conduttore tv e scrittore, che all’argomento ha dedicato il suo ultimo libro. Che si intitola proprio «Giochiamo?» (Tea edizioni) ed è presentato come «il primo manuale sul gioco dal punto di vista del cane». 

Come si gioca con un cane? «Divertendosi e sorridendo». I consigli di Simone Dalla Valle

Cos’è il gioco per un cane?
«È qualcosa di molto serio. Tutto il mondo animale gioca perché è con il gioco che si apprende e si stabiliscono relazioni. È fondamentale anche per stabilire quella tra noi e il nostro cane. Ma spesso sbagliamo, perché pretendiamo di insegnargli  come si gioca. Nel mondo animale non funziona così: anche quando sono specie diverse a giocare tra loro, per esempio un cane o un gatto, nessuno dice all’altro cosa deve fare. Il gioco è spontaneo. Dovere e giocare sono due verbi che non si integrano. Questo ci deve portare a riconsiderare il modo in cui si gioca. Non dovremmo pensare a come si fa, bensì a come come si sta».

In che senso?
«Nel senso che il gioco non è la cosa che stiamo facendo,  ma come la facciamo e come ci sentiamo in quel momento, le emozioni e i sentimenti che proviamo. Noi e lui. Tutto nella vita può essere un gioco se lo facciamo con lo spirito giusto».

E come si sente il cane?
«Grazie alle neuroscienze sappiamo che il gioco è soprattutto un fatto mentale. Quando proponiamo al cane la giusta modalità di gioco, sia per contenuto sia per svolgimento, nel suo cervello si attivano tutti i circuiti del piacere ma anche, come per le persone, un’emozione in più, che è il divertimento. Per questo motivo il gioco è un valore aggiunto rispetto a tutto il resto dell’accudimento. Chiunque può dare cibo a un cane, portarlo fuori per espletare le esigenze fisiologiche, fargli qualche coccola ogni tanto. Giocare veramente con lui richiede però una intimità e una conoscenza relazionale che vanno al di là dei bisogni di base. Il gioco è esso stesso un bisogno biologico. E visto che questo istinto gli animali lo portano dentro di sé, allora non è qualcosa che si deve insegnare o imporre. Deve svilupparsi naturalmente ed essere fonte di piacere per entrambi».

Insomma, se ci divertiamo soltanto noi la cosa non funziona. Ne deriva dunque che è importante ritagliarsi il giusto tempo per il gioco.
«Assolutamente sì. Non è un caso che in natura il gioco non sia mai scomparso. Però come sostiene Carl Safina non tutto ciò che è naturale viene naturale. Almeno non a noi. Gli individui hanno a volte bisogno di apprendistato. E questo può avvenire proprio con il gioco. Vale anche nella relazione con i nostri figli: la relazione si sviluppa giocando».

Quali sono i vantaggi del gioco per un cane? 
«Un animale abituato a giocare, e in particolare a fare giochi che implichino corsa o salto, si diverte, ma diventa al tempo stesso un cane più agile, coordinato e prestante fisicamente. Un cane che gioca cercando un oggetto nascosto sviluppa non solo l’istinto della ricerca ma anche quello della contesa e della difesa dell’oggetto trovato. Nel gioco tutto questo il cane lo fa in modo sociale, con altri cani o con noi. Per questo il gioco ha un valore relazionale enorme: gli individui coinvolti diventano “amici” e allo stesso tempo sviluppano competenze e abilità sia in termini fisici che cognitivi e relazionali ed emozionali che anche a gioco finito resteranno e torneranno utili nella vita di ogni giorno». 

Giocando si impara
«Certo. Il gioco rende felice chi lo pratica ma mette il giocatore nella condizione di essere più felice e appagato anche al di fuori dei momenti ludici. Il gioco è dunque un percorso di crescita, di educazione e di specializzazione che madre natura ha messo a disposizione di tutti gli animali. E quindi dovremmo rivalutarlo perché con il gioco possiamo raggiungere obiettivi educativi in modo più rapido e piacevole.  Del resto anche Maria Montessori diceva che per insegnare bisogna emozionare. Chissà perché invece molti pensano che se ti diverti non stai imparando».

Sembra di capire che il gioco sia utile anche a noi
«Il gioco condiviso con il cane è una delle esperienze più gratificanti. Giocare liberamente significa liberarsi di molte sovrastrutture mentali di cui siamo vittime. Il gioco della pallina è emblematico. In natura non avviene come lo pensiamo noi. Non è detto che non sia anche divertente, ma bisogna capire quanto lo sia per noi e quanto e come lo sia per lui. Allora facciamolo pure questo gioco, ma alla maniera dei cani. Senza pretendere un riporto impeccabile, accettando divagazioni, accogliendo l’invito alla contesa. Non possiamo pretendere di restare fermi come se fossimo solo degli asettici sparapalline. Alla fine è più divertente anche per noi».

Come si gioca con un cane? «Divertendosi e sorridendo». I consigli di Simone Dalla Valle

Anche i cani anziani possono giocare?
«Un cane anziano non solo ne ha voglia, ma anche il diritto di continuare a giocare, seppure in maniera differente da quanto ha fatto in età giovanile. Dobbiamo però ricalibrare il nostro modo di giocare per adattarci alle sue energie e ai suoi desideri. Ma in ogni caso è utile. Cito George Bernard Show: non smettiamo di giocare perché invecchiamo, ma invecchiamo perché smettiamo di giocare. Lo diceva per gli uomini, ma vale anche per i cani. Smettere di giocare porta a invecchiamento precoce».

Due cani che non si conoscono e si incontrano magari in un’area cani o in un giardino pubblico possono giocare insieme? 
«Esattamente come avviene tra le persone, anche i cani hanno le loro simpatie e antipatie. I cuccioli tendono a voler giocare sempre e con tutti, ma con i cani adulti bisogna capire quale dinamica si crea di volta in volta. Il gioco è puro solo tra individui che hanno già un legame, che appartengono alla stessa famiglia o sono già amici da tempo. L’area cani non è lo spazio ideale per giocare e bisogna fare attenzione: non sempre il movimento a cui assistiamo è gioco piacevole. La corsa continua a volte altro non è che una manifestazione  di stress o di disagio, per gli spazi ristretti, per la promiscuità eccessiva, per il rumore, per inseguimenti non graditi. Non basta portarli lì per poi abbandonarli. Le aree cani a volte sembrano pensate più per la comodità dei padroni che per il benessere degli animali». 

Anche perché a volte nelle aree cani si incontrano cani di taglie molto diverse…
«Questo potrebbe non essere un problema, avendo a che fare con cani equilibrati e con consolidate abitudini sociali. Che comprendono  il controllo del morso o della predazione, attitudini che si sviluppano con il gioco e che iniziano già con l’imprinting materno, quando gli animali sono cuccioli: è lei che insegna loro quanto e come mordere. Per questo è importante che i piccoli non vengano allontanati troppo presto dalla loro mamma. La diversità di taglia nel gioco si supera anche con la capacità di adeguare le proprie capacità fisiche a quelle all’altro. Ma, appunto, i cani devono essere equilibrati. Altrimenti la differenza di taglia o di forza, pensiamo ai molossoidi, può avere effetti spiacevoli in caso di conflitto».  

C’è un segreto per giocare bene? 
«Divertirsi. Il gioco come la musica è un linguaggio universale, mette in comunicazione anche individui che parlano lingue diverse. Giocando ci si trova su un piano comune a livello emotivo. Il gioco è appunto come ti senti, non come lo fai. Sorridendo. Sorridiamo noi, sorridono loro. La mimica facciale tipica del cane che si diverte viene definita “play face”. In quel momento lui sta comunicando il suo divertimento e il suo piacere. E noi dovremmo fare altrettanto, sorridendo e liberandoci di tutti quei preconcetti ideologici come l’idea di superiorità umana, il mito del capobranco che comanda, l’obbedienza come valore assoluto. Il gioco è un’interazione tra individui che possono comunicare tra loro.  Il bello del gioco è proprio questo: interagire senza bisogno di dare comandi. E, ancora, sorridere.  Sul sorriso non ci sono mai equivoci».
  

Come si gioca con un cane? «Divertendosi e sorridendo». I consigli di Simone Dalla Valle

28 luglio 2024 ( modifica il 19 febbraio 2025 | 14:20)

Fonte – Corriere.it – Scienze e Tecnologie