Inter, il nuovo Lautaro è un attaccante totale. Gasp: "Però la smetta…"

MILANO – C’era una volta il Lautaro che puntualmente steccava nelle grandi partite. A 29 anni compiuti il 22 agosto, l’argentino è sempre più Líder Maximo dell’Inter: ha imparato a gestirsi fisicamente – come sottolineato dopo la doppietta alla Roma – e questo, unito all’esperienza, lo ha reso un attaccante “globale”, capace di riempire l’area, ma pure di mettere i panni del rifinitore. L’evoluzione di Lautaro è evidente se si osservano le zolle di campo che calpesta in partita: l’argentino è il vero collante della manovra offensiva dell’Inter e il calo di rendimento avuto dalla squadra nella scorsa stagione quando si è infortunato dimostra come Cristian Chivu in rosa non abbia un giocatore in grado di svolgere quel ruolo. Perché certe qualità appartengono al bagaglio tecnico dei grandi e sono difficilmente insegnabili o trasmissibili.

Lautaro decisivo nelle grandi partite

Ma c’è di più perché Lautaro è diventato determinante pure a livello realizzativo nelle grandi partite e questo segna la sua completa maturazione. Prima non lo era per una impulsività che lo condizionava negativamente nei big match: con l’esperienza – e il lavoro su se stesso – ha saputo canalizzare la frustrazione rendendola molla per trovare ancora di più cattiveria e lucidità. Il suo rendimento, in tal senso, è clamoroso: il 5 aprile – al rientro dall’infortunio – aveva trascinato l’Inter fuori dalla crisi (due punti in tre giornate di campionato) con la straordinaria prestazione contro la Roma a San Siro condita con una doppietta. Il capitano ha poi marchiato a fuoco la finale di Coppa Italia segnando la rete del raddoppio alla Lazio su assist di Dumfries e – dopo l’estate mondiale con la delusione per il mancato utilizzo nella finale con la Spagna – ha ripreso il filo guidando l’Inter alle rimonte con Napoli (doppietta) e Roma (altra doppietta), in più ha tenuto in vita fino all’ultimo i nerazzurri a Madrid (suo l’assist per Carlos Augusto).

 

«Con Lautaro mi sono abbracciato a fine partita e gli ho detto di smetterla di farci sempre gol… ma in realtà li fa a tutti. Credo sia un giocatore incredibile, stimato da chiunque, nonostante i dispiaceri che dà agli avversari», ha raccontato scherzando Gian Piero Gasperini. È in buona compagnia, Gasp, considerato che con la doppietta di Roma – applaudita dalla moglie Agustina, pure lei all’Olimpico – l’argentino è arrivato a quota 179 nell’Inter, 30 gol in meno rispetto ad Alessandro Altobelli (secondo in classifica alle spalle di Meazza) che ormai non è più un puntino così lontano, mentre per quanto riguarda le reti segnate in Serie A è arrivato a 136, due in meno rispetto a Benito “Veleno” Lorenzi secondo di ogni tempo sempre dietro al grande Pepin che ne ha realizzati 197.

Lautaro in Argentina: l’eredità di Messi

Lautaro – portandosi nel trolley il trofeo come migliore in campo a Roma – ha salutato tutti per volare in Argentina, dove lo aspettano tre amichevoli in Nazionale. La Selección giocherà il 30 settembre a Cordoba contro la Bolivia mentre il 3 e il 6 ottobre sarà impegnata con Burkina Faso e Benin al Monumental di Buenos Aires con l’ultima partita che segnerà l’addio alla Nazionale di Leo Messi: «Sarà una serata emozionante e da brividi per quello che è stato per noi e per il calcio mondiale. Va via “il calcio”, ma dobbiamo andare avanti con la sua eredità». Mica facile, ma l’Argentina non è in cattive mani.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Inter

Source – Tuttosport.com – Ts