I Giochi olimpici sono il…
I Giochi olimpici sono il palcoscenico più importante per l’atletica leggera. Il picco di performance si raggiunge a 27 anni e dopo inizia un progressivo declino
Anni di allenamento, rigore, disiplina, focus. Sono molti i fattori che concorrono a fare si che un atleta olimpico riesca a conquistare l’oro. C’entra però anche l’età. Un team di studenti di Waterloo ha indagato proprio l’aspetto anagrafico analizzando i dati storici sulle prestazioni per comprendere i progressi degli atleti e i fattori che influenzano la dimensione e la tempistica su quando riusciranno ad ottenere la migliore prestazione ai Giochi olimpici. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Significance.
La durata del picco
Nel mondo dell’atletica gli atleti si allenano meticolosamente per sfruttare al meglio il loro potenziale genetico nella disciplina prescelta, nella speranza di ottenere successo ai massimi livelli di competizione. Nel corso della carriera di un atleta, le prestazioni seguono generalmente una traiettoria a parabola (a campana). Gli sportivi si allenano per diversi anni per raggiungere la loro migliore prestazione, il «picco», cioé l’intervallo di tempo in cui un atleta raggiunge le sue migliori prestazioni nella vita. Superato il picco la prestazione diminuisce in modo graduale. La lunghezza di questo intervallo, comunemente definito «apice» di un atleta indica per quanto tempo è possibile raggiungere un picco.
«A differenza di altri sport olimpici come il calcio e il tennis, che hanno le loro competizioni di alto profilo al di fuori dei Giochi, le Olimpiadi sono il palcoscenico più grande su cui gareggiano gli atleti di atletica leggera» ha affermato David Awosoga, studente magistrale in scienza dei dati e autore principale della ricerca. «Dato che le Olimpiadi si svolgono solo una volta ogni quattro anni, gli atleti di atletica leggera devono valutare attentamente quando e come allenarsi per aumentare al massimo le probabilità di qualificarsi per le Olimpiadi mentre sono al massimo della loro forma fisica». Per questi atleti le Olimpiadi rappresentano il più grande palcoscenico mondiale: arrivarci preparati, non solo per il livello di maturità tecnica ma anche con un’età in cui si raggiunge il livello di competenza necessario per affrontare i più forti al mondo, diventa cruciale. Infatti, fin dalle prime Olimpiadi moderne del 1876 il 71% degli atleti ha partecipato a una sola Olimpiade e solo l’8% ha gareggiato in più di due Olimpiadi.
L’età dell’oro è 27 anni
I ricercatori hanno analizzato i dati sulle prestazioni di carriera di atleti di atletica leggera che hanno gareggiato alle Olimpiadi a partire dai Giochi del 1996 ad Atlanta. Hnno preso in considerazione cinque fattori: genere, nazionalità, tipo di evento, da quanto tempo l’atleta si allenava a livelli di élite e se fosse o meno un anno olimpico. Dall’analisi dei dati hanno scoperto che l’età media di partecipazione nelle competizioni di atletica negli ultimi 25 anni è rimasta pressoché costante: poco meno di 27 anni (con una variazione di soli tre mesi) sia per gli uomini che per le donne. «È interessante notare che la nostra analisi ha anche dimostrato che l’età media di picco per questi atleti era proprio 27 anni» ha affermato Awosoga. L’unica eccezione degna di nota a questa tendenza è stata Tokyo 2020, dove l’età media di 27,6 anni è facilmente spiegata dal ritardo di un anno dei Giochi dovuto alla pandemia di Covid-19. Dopo i 27 anni, la probabilità che un atleta raggiunga ancora il suo massimo splendore è solo del 44%, e questa percentuale diminuisce ogni anno successivo.

L’analisi dei dati: il caso Pechino
I finalisti avevano in media 16 mesi in più rispetto alla media dei partecipanti, ma i medagliati avevano solo 1 mese in più rispetto alla media. L’esempio più significativo in questo caso sono state le Olimpiadi di Pechino del 2008, che hanno registrato l’età media più bassa per i medagliati, 26,1 anni. Non è una coincidenza che i medagliati dei Giochi di Pechino includessero le allora giovani leggende dell’atletica Usain Bolt (22 anni), Shelly-Ann Fraser-Pryce (22 anni) e Allyson Felix (23 anni).
Prevedere il picco
Sebbene i ricercatori sottolineino che la loro analisi è prevalentemente teorica, che non prende in considerazione possibili infortuni o la partecipazione a campionato del mondo, sperano che i risultati possano essere utili sia per gli atleti che per i tifosi. «La nostra conclusione principale è che abbiamo stabilito un elenco di variabili che aiutano a prevedere quando sarà il tuo picco», ha detto Awosoga. «Non puoi cambiare l’anno delle Olimpiadi, la tua genetica o la tua nazionalità, ma potresti modificare i tuoi regimi di allenamento per allinearli meglio a questi fattori biologici ed esterni».
Il servizio esclusivo del Corriere della Sera con medici e specialisti d’eccellenza che rispondono gratuitamente ai quesiti sulla tua salute

Source – Corriere.it – Salute
