Doppio tetto agli alunni stranieri per combattere i divari in classe

Gli alunni con un background migratorio escono dalle scuole medie con un ritardo in italiano di circa due anni, che scende a uno se sono di seconda generazione. È in questo contesto che va calata la scelta contenuta nell’ultimo decreto scuola (il Dl 170/2026) di introdurre, a partire dall’anno scolastico 2027/28 – e con una serie di eccezioni – un tetto del 30% alla presenza, nelle future prime classi, di studenti provenienti dall’estero. Una misura che, in realtà, vale già dal 2026/27 per gli eventuali nuovi arrivi e che si somma a un altro intervento voluta dal ministro Giuseppe Valditara ormai due anni fa: potenziare gli strumenti linguistici nelle aule con più del 20% di scolari neo-arrivati da fuori.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Mentre il provvedimento si accinge a percorrere i primi passi al Senato in vista della conversione può essere utile raccontare come i due tetti convivano.In un contesto che, come abbiamo evidenziato sul Sole 24 Ore del 2 ottobre, ha visto la presenza di studenti stranieri nelle scuole italiane aumentare dell’8,3% tra il 2019/20 e il 2020/24 mentre gli alunni italiani, nello stesso arco temporale, sono diminuiti del 10.

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Il nuovo tetto del 30%

Partiamo dal nuovo tetto del 30% quale criterio generale per la formazione delle classi iniziali. Per la primaria il limite riguarda gli alunni con cittadinanza non italiana che presentino almeno una di queste altre due condizioni: non essere nati in Italia o non avere frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia. A medie e superiori il 30% è circoscritto agli studenti con cittadinanza non italiana che non abbiano frequentato con esito positivo, per almeno tre anni scolastici, un istituto statale o paritario. Requisiti, quindi differenti, perché si tiene conto, spiega la relazione illustrativa del Dl, oltre alla mera cittadinanza, «del percorso educativo e scolastico effettivamente svolto dallo studente e del grado di familiarità maturato con il sistema educativo e formativo italiano».

In quest’ottica, Usr e presidi metteranno in campo misure organizzative per una distribuzione «equilibrata» delle nuove iscrizioni tra gli istituti scolastici «viciniori». In pratica, si dovrà rispettare un principio di prossimità al domicilio dell’alunno, tenendo conto della dislocazione sul territorio delle scuole. Inoltre, andranno considerate altre «particolari esigenze familiari connesse alla necessità di assistenza a persone con disabilità grave» e ancora «altre eccezionali e documentate esigenze, valutate dagli uffici territoriali, che rendono impossibili soluzioni alternative». In caso di iscrizioni in corso d’anno alla classe prima o a inizio o in corso d’anno a classi successive, già da ora, si dovranno accogliere gli alunni in classi con presenza dove la presenza degli stranieri non è superiore al 30 per cento.

La soglia del 20% preesistente

Qualora non sia possibile rispettarlo, le scuole interessate avranno a disposizione 3,4 milioni nel 2027 e 14,1 dal 2028 per finanziare attività extracurricolari di potenziamento della lingua italiana, anche accordandosi con Cpia ed enti del terzo settore. Come, del resto, avviene già oggi, nelle classi dove si supera il 20% di alunni neo arrivati in Italia (Nai). In questo caso, dal 2025/26 sono stati introdotti circa mille docenti per rafforzare l’italiano. I prof aggiuntivi scattano anche se gli studenti stranieri non sono in possesso delle competenze linguistiche di base (almeno pari al livello A2). In altre parole con oltre il 20% di Nai c’è il docente in più per l’italiano e se si supera anche il 30% ci sono i fondi aggiuntivi per i corsi di potenziamento linguistico.

Fonte – Il Sole 24 ORE – Scuola