Bastoni, il buio dopo Inter-Juve e la luce con l’Italia: “Mi sento in debito”


Da Zenica a Bursa, passando per tanti stadi ostili in Italia e persino per le stanze del tribunale di Milano, con un pizzico di mercato – leggi rumors dalla Spagna sul Barcellona – che non guastano mai. Il tutto con uno scudetto e una Coppa Italia a lenire, parzialmente, un dolore portato dentro per tanto tempo. Sei mesi dentro un frullatore, emotivo e non solo. Per la precisione, 181 giorni, anche se si potrebbe serenamente allargare il lasso di tempo a 226. Perché il 2026 sulle montagne russe di Alessandro Bastoni non è iniziato in Bosnia il 31 marzo scorso, bensì il 14 febbraio a San Siro. Nella serata di San Valentino è finito l’amore di Bastoni con la parola serenità. Quella sera il difensore dell’Inter, come sanno anche i sassi, fu protagonista del controverso e spiacevole caso dell’espulsione di Kalulu in Inter-Juventus. Il francese, già ammonito, non commise fallo su Bastoni che invece simulò e quando l’arbitro La Penna buttò fuori il bianconero, lui esultò come se avesse segnato un gol. Apriti cielo. Da quel momento Bastoni è diventato il bersaglio di tutta l’Italia, fischiato in ogni stadio dove l’Inter andasse a giocare: Lecce una settimana dopo il fattaccio, ma anche Firenze e così via fino a maggio (a Cagliari e Roma in questo primo scorso di stagione non si sono invece più sentiti i brusii).
Bastoni, la luce in fondo al tunnel
Con quel clima attorno a lui, ecco la partita decisiva per il Mondiale con la Bosnia, macchiata con un’espulsione per fallo su chiara occasione da gol quando l’Italia era in vantaggio per 1-0. Come terminò quella gara, lo sanno tutti. Lunedì sera, però, ecco una luce in fondo al tunnel, là in Turchia, a Bursa. Un gol e un’esultanza dai mille significati. Per Bastoni non sono stati mesi facili. De febbraio a luglio, il momento complicato è stato assai lungo. Il difensore cresciuto nell’Atalanta, però, ha saputo gestire la situazione, lavorando e tirando dritto, evitando così di finire dentro un buco nero dal quale altrimenti sarebbe stato difficilissimo uscire. Ha avuto vicino la famiglia, quella creata con la moglie Camilla e la figlia Azzurra, ma anche quella dell’Inter. Dal presidente Marotta all’ultimo dei magazzinieri, tutti ad Appiano Gentile gli sono stati accanto nel corso di questi mesi. Chivu lo ha sempre protetto: «La gente ha sparato a zero contro di lui scatenando una vera e propria gogna, però Alessandro non va recuperato psicologicamente».
“Mi sento in debito con gli italiani”
Senza il Mondiale, il difensore si è potuto preparare al meglio, dopo varie estati vissute sempre in campo. Dopo aver saltato per squalifica il debutto col Belgio della nuova Italia di Mancini – che lo aveva portato 22enne all’Europeo vinto nel 2021 (giocò col Galles) -, Bastoni in Turchia ha preso per mano i compagni, segnando l’1-0 scaccia paura e proferendo parole da leader a fine gara: «Mi sento in debito con gli italiani e lo sarò per i prossimi quattro anni. Nelle difficoltà ho sempre scelto di uscirne a testa alta e prendermi le mie responsabilità, abbiamo toccato il punto giù basso degli ultimi anni, ma vogliamo ripartire. Chiediamo solo equilibrio e pazienza, abbiamo tanti ragazzi che hanno voglia di imparare, se c’è qualcuno da accattare, fatelo con noi che abbiamo le spalle più larghe rispetto ai più giovani». Con una postilla: «Ogni tanto fa bene essere felici». Chissà se ora Bastoni potrà lasciarsi tutto alle spalle.
Source – Tuttosport.com – Ts
