Trump perde, Wall Street a caldo festeggia. Volpi: “Ma ora la bolla dell’AI potrebbe scoppiare più in fretta. Situazione estremamente pericolosa”

Wall Street festeggia la sconfitta di Donald Trump alle elezioni di metà mandato. All’apertura dei mercati americani, Dow Jones, Nasdaq e S&P 500 sono tutti partiti in rialzo. La prospettiva di un Congresso controllato dai democratici sembra rassicurare gli investitori e questo nonostante i timori per possibili restrizioni sull’intelligenza artificiale. Ma dietro l’euforia restano il rischio di una bolla finanziaria, il debito americano e l’incognita delle reazioni del presidente. Il Paese è più che mai “una colossale incognita”, dice al Fatto Alessandro Volpi, docente di Storia contemporanea all’Università di Pisa e autore di La finanza è colpevole, in libreria dal 20 ottobre per Einaudi.

Professore, perché Wall Street festeggia un Trump indebolito e un Congresso diviso?
Era abbastanza prevedibile. Il Congresso è democratico, ma Trump conserva il potere di veto. Questa contrapposizione determinerà una sostanziale incapacità di prendere provvedimenti che limitino la forza del mercato. Wall Street premia il fatto che non dovrebbero esserci sorprese né ostacoli alle decisioni degli operatori finanziari.

Ma Trump potrebbe reagire alla sconfitta destabilizzando i mercati?
Il rischio esiste. Trump può usare il veto e gli ordini esecutivi, anche per prendere misure ritorsive nei confronti di una finanza dalla quale magari si aspettava maggiore sostegno. Potrebbe pensare che una finanza destabilizzata favorisca gli speculatori a lui vicini, più legati agli hedge fund che ai grandi gestori come BlackRock.

Nel libro La finanza è colpevole denuncia l’operato dei grandi fondi, i danni connessi alla concentrazione di potere finanziario. BlackRock, Vanguard e non solo come escono da queste elezioni?
Penso che i grandi fondi abbiano tirato un sospiro di sollievo. Temevano soprattutto una limitazione del loro diritto di voto nelle assemblee delle società di cui sono azionisti grazie ai soldi dei risparmiatori che investono nei loro fondi. Restituire quel diritto ai risparmiatori sarebbe molto pericoloso per il potere dei gestori ed è proprio ciò Trump aveva valutato di fare.
(Trump ha accusato i grandi fondi di condizionare le imprese imponendo politiche ambientali e di inclusione sociale invece di concentrarsi esclusivamente sulla tutela degli interessi economici dei risparmiatori, ndr)

Dai democratici hanno qualcosa da temere?
Temono che impongano regole più restrittive sulla sostenibilità ambientale degli investimenti dei fondi pensione. Questo potrebbe costringerli ad abbandonare settori molto redditizi, come le energie fossili o le armi.

Con la Casa Bianca e il Congresso controllati da partiti opposti, questi timori dovrebbero essere scongiurati.
In una situazione di paralisi politica, il pericolo è che i grandi gestori diventino ancora più determinanti. Senza nuove regole, potranno continuare a raccogliere e indirizzare enormi quantità di risparmio verso i mercati finanziari, contribuendo a gonfiare ulteriormente la bolla.

E se gli elettori avessero premiato Trump?
Avrebbe significato sostenere ancora di più alcuni gruppi che alimentano finanziariamente l’intelligenza artificiale, come Palantir e, per certi versi, Oracle. Avrebbe rafforzato una finanza di matrice speculativa, rendendo ancora più preoccupante il rischio di un’esplosione finanziaria negli Stati Uniti.

E se fosse la vittoria democratica ad accelerare lo scoppio della bolla dell’intelligenza artificiale?
È possibile. Trump avrebbe cercato di ridurre i tassi d’interesse per consentire ai grandi gruppi dell’IA di gonfiare ancora la bolla. Adesso molto dipenderà dai democratici: se riusciranno a introdurre forti limitazioni alla costruzione dei data center, soprattutto per ragioni ambientali, le valutazioni azionarie potrebbero ridimensionarsi rapidamente e la bolla scoppiare più in fretta.

Il FMI indica nell’IA un motore della crescita, mentre i salari perdono terreno. I democratici possono invertire questa tendenza?
Devono fare i conti con un debito pubblico gigantesco e interessi altissimi, dunque è molto complicato. Serve soprattutto mettere mano a un sistema fiscale a vantaggio dei ricchi, che produce entrate insufficienti. C’è bisogno di una fiscalità più progressiva, capace di colpire anche i rendimenti finanziari e le grandi fortune, ma dovranno dimostrare che serve a ridurre la povertà, a migliorare le condizioni abitative, ad aumentare i salari e a finanziare almeno in parte la sanità.

Lei ha sostenuto che Trump usa la forza militare anche per sostenere la fiducia nel debito americano. Gli Stati Uniti possono permettersi una politica estera meno aggressiva?
Devono farlo. Non è possibile pensare di risolvere il problema del debito facendo guerre e occupando aree strategiche. Le finanze americane non possono più permetterselo. L’aggressività militare ha generato inflazione e impoverimento, senza risolvere il problema dei rendimenti sul debito. Quella strada non è più percorribile.

Nel frattempo lei consiglia di stare lontani dagli investimenti americani, almeno per i prossimi due anni.
Gli Stati Uniti sono una colossale incognita. Non sappiamo come reagirà Trump, c’è il problema della tenuta della bolla dell’intelligenza artificiale e probabilmente assisteremo a nuovi shutdown (il blocco di uffici e servizi pubblici per mancanza di fondi, ndr) per lo scontro tra presidente e Congresso. È una situazione estremamente pericolosa soprattutto per chi dipende dai rendimenti finanziari per garantirsi una pensione o una polizza sanitaria. Meglio starne estremamente lontani.

Source – Il Fatto Quotidiano