Potrebbe diventare entro il 2030…

Potrebbe diventare entro il 2030 il tipo di cancro più letale fra i 20 e i 49 anni. Ha caratteristiche più aggressive nei giovani e viene scoperto tardi

Ormai, purtroppo, il dato è certo e dimostrato da diverse ricerche: i giovani adulti, specie fra i 4o e i 50 anni, hanno un rischio più elevato di tumore rispetto alle generazioni precedenti. E, in particolare, il pericolo appare in crescita per quanto riguarda le neoplasie del colon retto. Non è quindi un caso che un’intera sessione del congresso europeo sui tumori gastrointestinali (ESMO Gastrointestinal Cancers Congress 2024), da poco conclusosi a Monaco di Baviera, sia stata dedicata alle strategie per la prevenzione, la diagnosi precoce e le cure dei carcinomi colonrettali nella popolazione under 50. I numeri esposti in Germania parlano chiaro: nonostante i casi di cancro al colon siano, da anni, stabili o in diminuzione nei Paesi europei più sviluppati (Italia inclusa), dagli anni Novanta in poi si è registrato un aumento nella fascia d’età under 50. Non solo, se la tendenza dovesse continuare, questo potrebbe diventare entro il 2030 il tipo di cancro più letale fra i 20 e i 49 anni.

A peggiorare le cose ci sono due fattori che emergono sempre più chiaramente: primo, il carcinoma colonrettale sembra avere caratteristiche più aggressive in giovane età e questo lo rende più difficile da curare; secondo, gli under 50 arrivano spesso tardi alla diagnosi perché ignorano i primi segnali e questo contribuisce a una prognosi peggiore.

Quali sono i sintomi da non trascurare?
«Diarrea frequente e perdurante, perdite di sangue (rosso vivo, insieme alle feci o meno), dolori addominali continui e che persistono per lunghi periodi, anemia – risponde Mario Scartozzi, professore ordinario all’Università di Cagliari e direttore dell’Oncologia medica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria del capoluogo sardo, fra i relatori al convegno ESMO a Monaco -. Non c’è motivo di andare nel panico se si presentano questi disturbi che potrebbero anche segnalare la presenza di altre patologie meno gravi e più diffuse, il punto importante è che non sottovalutare i “campanelli d’allarme” può salvare la vita».

Cosa si sa circa le cause di questo aumento?
«Tra i molteplici fattori potenzialmente alla base del fenomeno (ormai evidente negli Stati Uniti,  in Europa e, purtroppo, l’Italia non fa eccezione), lo stile di vita sembrerebbe cruciale – dice Scartozzi -. Il consumo eccessivo di alcolici e soprattutto il binge drinking, l’alimentazione scorretta (povera di frutta e verdura, basata sugli zuccheri, eccedente in carni rosse e conservate), il fumo, l’obesità e la scarsa attività fisica potrebbero aver infatti pesantemente contribuito al preoccupante quadro attuale».

Gli esiti peggiori delle terapie anticancro nei giovani portano a far pensare che la biologia del tumore al colon nei pazienti giovani sia diversa, più aggressiva e resistente alle cure. È così?
«Sembra proprio di sì e vanno in questa direzione gli esiti di un nuovo studio, tutto italiano che abbiamo presentato a ESMO in Germania – chiarisce Andrea Pretta, oncologo in forze a Cagliari che ha illustrato i dati al convegno -. La ricerca (condotta come Università di Cagliari grazie alla partecipazione di altri quattro importanti Centri: l’Istituto Oncologico Veneto -IOV di Padova, l’Università di Pisa, l’Istituto Nazionale Tumori di Milano e l’Università Politecnica delle Marche di Ancona) ha incluso 1.270 pazienti con carcinoma metastatico del colon retto, di cui 693 a insorgenza precoce (età media 42 anni). Lo scopo era valutare eventuali differenze nell’andamento clinico (risposta alla terapia e sopravvivenza) tra i pazienti a insorgenza precoce (sotto i 50 anni) e gli altri più “anziani”. I risultati hanno mostrato che, a parità di trattamento e caratteristiche cliniche e molecolari, i pazienti con tumore a insorgenza precoce presentano una prognosi peggiore, il che indica la necessità di pianificare e personalizzare le cure tenendo ben presente questa variabile». 

In pratica cosa bisogna fare? 
«Sia i medici nella pratica clinica che i ricercatori devono iniziare a considerare i pazienti affetti da carcinoma colorettale metastatico ad insorgenza precoce come un’entità clinica peculiare e distinta risponde Scartozzi -. Nelle fasi più precoci, anche se in presenza di sintomi vaghi, è essenziale che l’ipotesi di una neoplasia venga presa in considerazione ed esclusa anche nelle fasce giovani, che tradizionalmente non venivano considerate a rischio». 

E per quanto riguarda i controlli?
« Implementare lo screening per carcinoma del colon retto anche al di sotto dei 50 anni potrebbe essere un’opzione utile:  il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci (Sof). I carcinomi colon-rettali si sviluppano a partire da adenomi o polipi che impiegano anni, in media una decina, per trasformarsi in forme maligne ed è in questa finestra temporale che lo screening con il Sof consente di fare una diagnosi precoce ed eliminare i polipi intestinali prima che abbiano acquisito caratteristiche pericolose ed evolvano in un tumore maligno. Se il Sof risulta positivo, si invia il paziente a fare una colonscopia che permette di evidenziare e asportare un’eventuale lesione precancerosa o di eseguire una biopsia». 

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31 luglio 2024 ( modifica il 2 agosto 2024 | 14:38)

Source – Corriere.it – Salute