Non autosufficienza, con la Festa dei nonni il Piano per over 70 che integra sanità e sociale

Con il via libera del Cipa, il Comitato interministeriale per le politiche in favore della popolazione anziana istituito dalla Riforma della non autosufficienza (legge 33/2023) arriva, almeno sulla carta, un tassello decisivo per completare il puzzle della presa in carico della fragilità nel nostro Paese. Un tassello che con tempismo perfetto si aggiunge in occasione della Festa dei nonni del 2 ottobre.
Il nuovo “Piano nazionale per l’assistenza e la cura della fragilità e della non autosufficienza nella popolazione anziana 2025-2027” (quindi in ritardo), è dedicato esclusivamente alla fascia d’età dai 70 anni in su. E completa così la programmazione dedicata alla non autosufficienza: giunge infatti dopo quello del 17 marzo scorso, che ha come platea i non autosufficienti fino ai 70 anni.
Due documenti che definiscono una “staffetta” di interventi e che condividono parte delle risorse: se con il Piano di marzo erano stati destinati 3 miliardi per il triennio 2025-2027, parte di quella cifra andrà al Piano del 2 ottobre per cui il Governo nel complesso annuncia circa 1,5 miliardi più 50 milioni. Quindi quasi 17 mln l’anno, per le assunzioni di personale nei Punti unici di accesso da istituire nelle case di comunità. E se nel Piano per “under 70” gli interventi spaziano dall’housing sociale all’assistenza domiciliare e sociale integrata fino al sollievo alle famiglie, oggi quelle misure si ritrovano rafforzate nel piano per i più fragili over 70.

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In campo 1,5 miliardi

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Il nuovo Piano per “over 70” – circa 60 pagine più allegati – varato dal Cipa e che andrà tradotto in realtà dalle Regioni, è stato adottato in vista del passaggio immediato in Consiglio dei ministri nel corso di una riunione presieduta dalla viceministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Maria Teresa Bellucci. E vi ha preso parte la stessa titolare del ministero, Marina Calderone, insieme agli stakeholder che ne hanno accompagnato la messa a punto. Si punta “rafforzare l’assistenza a domicilio, semplificare l’accesso ai servizi e potenziare il personale sociosanitario, con l’obiettivo di mettere al centro la persona anziana e il suo diritto a ricevere cure e assistenza adeguate”, spiega Palazzo Chigi che in una nota ha voluto rimarcare la “svolta” nella presa in carico dei circa 4 milioni di anziani non autosufficienti nel Paese. Con l’annuncio, a seguire, che “le risorse finanziarie destinate al Piano per il triennio 2025-2027 ammontano a oltre 1,5 miliardi di euro, a valere sul Fondo per la non autosufficienza”. Dunque, fondi già esistenti e da riorganizzare, per lo più.
A spiegare la ratio dell’intervento, la ministra Calderone: «L’Italia è una delle nazioni più longeve al mondo – ha detto – e il numero crescente di persone anziane ci impone di rafforzare le politiche di assistenza e di cura, per offrire risposte sempre più adeguate a una realtà che cambia. È una sfida importante per il nostro futuro, un investimento sul benessere delle persone attraverso la costruzione di un modello di presa in carico capace di accompagnare l’invecchiamento con servizi adeguati, attenzione alle persone e sostegno alle famiglie».

Punti di accesso nelle case di comunità

Il Piano punta sull’integrazione, per costruire un “modello innovativo di assistenza e di erogazione dei servizi socio-sanitari”, avvisano ancora da Palazzo Chigi. Un ruolo centrale sarà affidato ai Punti unici di accesso (Pua) nelle Case di comunità, che rappresenteranno il punto di riferimento per i cittadini e le famiglie, una platea nel complesso di circa 10 milioni di persone e non a caso per i nuclei è previsto anche un supporto in termini di “coaching”. Anche considerando che tra gli obiettivi del Piano c’è la permanenza dell’anziano a domicilio, con servizi di Adi (fino a oggi supportati dal Pnrr che nel frattempo è “scaduto”) ma anche di assistenza domiciliare sociale.
Una volta che il sistema sarà entrato a regime, l’anziano potrà rivolgersi al Pua, essere sottoposto a una valutazione multidimensionale da parte di un’équipe specializzata e, se necessario, riceverà un progetto assistenziale individualizzato (Pai). Il Pai assicurerà gli obiettivi assistenziali, gli interventi necessari e le figure professionali idonee a garantire alla persona anziana non autosufficiente un percorso di assistenza integrato, coordinato e continuativo.
«Nel giorno della Festa dei Nonni – ha aggiunto il Viceministro Bellucci – il Governo compie un passo in avanti decisivo nell’attuazione della delega per riformare le politiche per gli anziani. Mettiamo al centro la persona, la sua dignità e il diritto a ricevere cure e assistenza adeguate. Il punto di forza di questo piano non è solo nelle ingenti risorse stanziate e negli indirizzi chiari ed evolutivi per gli Enti locali, ma anche nell’ampia partecipazione promossa per la sua redazione che ha visto il coinvolgimento di sindacati, enti del Terzo Settore, categorie professionali e comunità scientifiche».

Manca la Valutazione multidimensionale unificata

L’iter dell’integrazione è ancora in via di completamento, però: mancano infatti all’appello i decreti attuativi previsti dagli articoli 27 e 29 del Dlgs 29/2024, che ha in buona parte riscritto la Riforma della non autosufficienza. Un dettaglio non di poco conto perché proprio quei decreti fisseranno i criteri della Valutazione multidimensionale unificata (Vmu): lo “strumento cardine del sistema di assistenza agli anziani”, necessario per razionalizzare e semplificare i percorsi di presa in carico individuando i fabbisogni di natura bio-psico-sociale della persona e del suo nucleo familiare. Non solo: spetterà sempre alla Vmu l’accertamento dei requisiti per l’accesso dell’anziano alle prestazioni statli, come la Prestazione universale introdotta dalla Riforma.
Oggi questa architettura è ancora una chimera: in ogni caso si partirà con una sperimentazione e ben che vada la piena entrata a regime si avrà solo a partire dal 2028.

Source – Il Sole 24 ORE – Salute