Nello show room della stilista le…
Nello show room della stilista le foto di Alain Delon, Sophia Loren, Catherine Deneuve degli anni d’oro di Annabella Pavia. La designer: «Mio padre inventò il pret-à-porter della pelleccia, io fiera di aver dato un svolta salvaguardando una grande tradizione artigianale
Alain Delon in smoking abbracciato a Monica Bellucci, Naomi, Sophia Loren immortalata a Ginevra da Gian Paolo Barbieri, le spalle nude avvolte dallo scollo smerlato di un visone black glama. Catherine Deneuve, la più capricciosa, che volle indossare la stola solo al contrario, aperta sulla schiena. Ci sono gli anni d’oro della moda e in particolare della gloriosa Pellicceria Annabella sulle pareti dello showroom sui Navigli di Simonetta Ravizza, dove lei sta ultimando la collezione primavera-estate 2025 che sarà presentata a settembre, ispirata a La mia Africa (cotoni grezzi e sete con tocchi maculati) e dove tra poco incontrerà il buyer di una grande catena americana.
«Papà è stato un grande innovatore, negli Anni ‘70 si è inventato il pret-à-porter della pelliccia, prima era un pezzo elitario che facevi realizzare su misura. Ebbe l’idea di inserirla come capo spalla nei suoi 10 negozi di abbigliamento, fino a decidere, visto il successo, di puntare tutto su Annabella Pavia, facendone un brand per il quale andò a chiedere il consenso ad Angelo Rizzoli, al tempo editore della rivista omonima». Simonetta Ravizza si diverte a ricordare l’intraprendente padre Giuliano con una passione per Sophia e per Alain Delon, che era diventato l’ospite fisso — oggi si direbbe ambassador — sempre in prima fila alle sfilate e persino modello sulla scalinata di Piazza di Spagna accanto ad Afef con il giubbino di jeans imbottito di pelo, il primo best seller di Simonetta stilista. E racconta anche di quando, dopo Miss Italia, l’attore decise di fermarsi per un weekend dagli ormai amici Ravizza nella casa di famiglia sul Ticino «e poi invece rimase una settimana, con noi un po’ in ansia che mandavamo la governante a servirgli la colazione». Anni gloriosi in cui la domenica davanti alla boutique arrivavano i bus «attirati dalla pubblicità di Mike Bongiorno, perché un’altra intuizione di mio padre è stata quella di fare la pubblicità e gli spot girati da grandi registi».

Di padre in figlia. «A metà Anni ‘80 convinsi papà a lasciarmi lanciare la mia linea Simonetta Ravizza by Annabella: 30 modelli, mantelli e cappotti voluttuosi di lusso. Ma by Annabella mi stava un po’ stretta e in più sentivo che il mondo stava cambiando. Si facevano avanti nuove sensibilità».
«Con il brand Simonetta Ravizza ho potuto realizzare il mio mondo fatto di abbigliamento e accessori che nascono dalla ricerca su nuovi materiali: sete, cashmere, lane merinos e le nuove pellicce, da allevamenti certificati e soprattutto dalla catena alimentare». Stilista e imprenditrice. «L’ottima risposta al negozio di via Montenapoleone e le presentazioni al Four Seasons mi fecero capire che dovevo distribuire nei multi-brand».
Oggi la collezione Simonetta Ravizza e la sua “Fourissima”, la borsa ispirata al sacchetto della spesa diventata una it bag, sono vendute nei migliori store, da Bergdorf Goodman a Tzum di Mosca a SKP Beijing che hanno ordinato i loro capi d’elezione per le vetrine dell’autunno inverno. «La tuta di cashmere e la giacca lavoro shearling Merino scamosciato leggerissimo con il collo che si chiude alla coreana; il giubbotto sempre in montone a pelo lungo chiazzato con cappuccio e ancora il gilet lungo in mongolia color tortora lavorato su maglia reversibile». Un classico rinnovato dal dettaglio, «che privilegia sempre i toni naturali a cui ad ogni stagione aggiungo due colori, come lavanda e burgundy per la serie di montoni reversibili hippie chic», stile che Simonetta interpreta anche con le gonne lunghe in pelle con il bomber in capra cashmere.
Di che cosa va più fiera? «Di essere riuscita con fatica a dare una svolta importante a una grande tradizione artigianale che rischiava di andare perduta, facendo evolvere il brand in total look. A interpretare un mondo che si è trasformato». Senza nostalgie e con un occhio sempre attento alle esigenze e ai gusti delle donne



Source – Corriere.it
