La Federazione Nazionale degli…
La Federazione Nazionale degli ordini dei Medici Veterinari esprime la propria contrarietà nei confronti di chi propone l’abbattimento dei plantigradi come unica strada per la risoluzione di problemi tra animali selvatici e uomo. La preoccupazione di Oipa per un terzo mandato di abbattimento
L’abbattimento non è l’unica strada per la risoluzione di problemi tra animali selvatici e uomo. A ribadirlo con forza la Federazione Nazionale degli ordini dei Medici Veterinari dopo l’ultimo episodio di aggressione da parte di un orso – identificato come «KJ1» – a danno di un turista francese in Trentino lo scorso 16 luglio. La Giunta, invece di prevenire, «continua a inseguire l’emergenza, decretando l’abbattimento di qualsiasi orso sia in qualche modo relazionabile ad una aggressione. Questo modus operandi oltre che deprecabile da un punto di vista etico, è profondamente sbagliato da un punto di vista culturale e gestionale», sottolinea la Fnovi, sottolineando come «la natura compie, quando può godere di un proprio equilibrio, una propria selezione naturale che regola i soggetti presenti in un determinato habitat. Oggi questa regolazione è costantemente condizionata dall’uomo. Il problema non riguarda solamente l’orso, ma tutto l’ecosistema e la biodiversità floristica e faunistica».
Gli orsi possono essere attratti, ad esempio, da fonti di cibo non adeguatamente custodite (per esempio i rifiuti), ma si allontanano se vengono disturbati da cani o dagli stessi uomini. «Si tratta di esemplari conosciuti e monitorati, soprattutto quando si tratta di femmine che si muovono sul territorio con i cuccioli», si legge ancora, a dimostrazione che la presenza di esemplari confidenti o femmine con cuccioli «è nota agli Enti che gestiscono il territorio, i quali dovrebbero adeguatamente informare i cittadini sui corretti comportamenti da tenere nel caso si incontri un orso». La Federazione chiarisce come quello che sta accadendo in provincia di Trento è singolare: «La percezione che viene consegnata alla popolazione è quella di un ente pubblico che non sapendo gestire la presenza di plantigradi sul territorio, ha abbandonato almeno in parte, la gestione della convivenza, preferendo passare all’abbattimento, senza aver prima adeguatamente monitorato il fenomeno e messo in campo efficaci azioni di prevenzione». La giunta Fugatti continua a ripetere che il Progetto di reintroduzione degli orsi in Trentino «è sfuggito di mano, ma finge di non sapere che l’ente che doveva monitorare e intervenire è proprio la Provincia». Quante delle azioni di prevenzione previste dal Progetto Life Ursus sono state realizzate? Pensiamo – solo per fare qualche esempio – al posizionamento dei contenitori portarifiuti a prova d’orso, alle campagne d’informazione per residenti e turisti sul corretto comportamento da tenere, al posizionamento di radiocollari per potere monitorare gli spostamenti degli animali. «Scaricare il problema sugli orsi è facile, ma serve solo a mantenere il Trentino in un continuo stato emergenziale. Le cronache raccontano di 8 aggressioni di orso a danno delle persone in Trentino negli ultimi 25 anni. È fondamentale raccogliere dati che permettano di capire come il fenomeno sta evolvendo», conclude la Fnovi, perché «inseguire l’emergenza è segno di poca propensione ad affrontare i problemi in metodo scientifico. Siamo consapevoli che la coesistenza con la fauna selvatica non sia sempre facile, ma l’approccio che individua l’abbattimento come unica soluzione ci vede in forte disaccordo, sia perché è lontano dai valori della medicina veterinaria moderna, ma soprattutto perché non risolve il problema, ma lo accentua».
Intanto, sono molte le associazioni animaliste che si domandando se Fugatti stia preparando un terzo mandato per uccidere l’orsa KJ1, dopo i due bloccati dal Tar. L’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa) esprime grave apprensione per l’eventualità che il presidente della Provincia autonoma di Trento possa firmare un decreto d’abbattimento della mamma orsa, con al seguito tre cuccioli. Se Fugatti procedesse con un decreto di abbattimento, «sarebbe questo il terzo provvedimento in una settimana che andrebbe anche contro quanto disposto dal Tribunale di giustizia amministrativa di Trento che ha già sospeso due ordinanze del presidente provinciale che ordinavano di uccidere l’orsa», si legge in una nota.
L’associazione invita il presidente a recedere da questa eventuale intenzione e a rispettare la normativa nazionale a tutela degli animali, dalla Costituzione in giù. «Presiedere una Provincia autonoma non significa avere carta bianca sulla vita e la morte della fauna, bene demaniale, patrimonio dello Stato, cioè di tutti. Gli animali sono esseri senzienti da rispettare e tutelare e non oggetti da rimuovere», aggiunge l’Oipa, auspicando che Fugatti riveda la sua «strategia anti-orso» in nome del rispetto per la vita animale e della biodiversità.
