Italia, può aiutare la semplicità degli altri esempi azzurri 

La verità è che della Nazionale (di calcio) si è tifosi quando vince, ma solo se in una grande competizione. E si è ferocemente e spietatamente critici quando perde, seppure senza patire di quello scombussolamento emotivo che rovina il buon umore, perché – quando perde l’Italia – nessuno ci sfotte al bar, in ufficio, in classe o sui social. Anzi. E se proprio vogliamo svestirci fino in fondo di quell’ipocrisia sempre un po’ retorica quando parliamo o scriviamo di Nazionale, la verità è che tre settimane senza campionato e coppe sono una maratona di noia che sta sfiancando molti tifosi e fantacalcisti. Poi la partita, questa sera, la guarderanno tutti e anche con attenzione, perché la curiosità lievitata intorno al controverso ritorno di Roberto Mancini rende lo spettacolo se non proprio appetitoso almeno appetibile. Ma, anche in questo caso, sarà una consolidata tradizione italiota a plasmare l’opinione generale sul Mancio: se vincerà (e non basterà farlo stasera, naturalmente) si dimenticheranno tutti della remunerativa fuga in Arabia; se dovesse perdere o avere risultati zoppicanti, oltre alle acuminate critiche tecniche, ci sarà sicuramente qualcuno che gli farà la morale per quel torrido 13 agosto 2023. Come se la maggioranza di noi, al suo posto, avrebbe opposto un patriottico no a quella montagna di soldi (anche in questo caso sarebbe più onesto dirsi la verità, che tanto è gratis).

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Lasciamo perdere la retorica

Non siamo un popolo che ha la Nazionale nel cuore, per lo meno non ce l’abbiamo sempre, perché a ritmo biennale siamo anche pronti a sclacsonare per le strade e buttarci, d’azzurro vestiti o pitturati, nelle fontane; nel mezzo ci piace parlarne (meglio se “male”), ma non ci scalda il cuore come succede agli inglesi o agli spagnoli. E in questo sentimento tiepidino c’entra un senso della Nazione un po’ vago, molto particolare o, forse, semplicemente giovane, visto che un Paese unito lo siamo veramente da poco più di 150 anni e, nel mentre, sono ancora vividissime delle rivalità tra città che risalgono al Medioevo; ma si tratta di un tema più complesso di così, per cui lasciamo stare. Torniamo al fatto che, sempre se vogliamo dirci la verità, la Nazionale, soprattutto quella di fine settembre, non accelera i battiti dei tifosi come riescono a fare i loro club. Il che, in fondo, ci spiega il perché quegli stessi club non fanno un tubo perché la Nazionale possa pescare in un serbatoio ampio e colmo di giocatori e campioni, invece di raschiare il talento qua e là, dove miracolosamente attecchisce. Dopotutto, nessun tifoso accuserebbe la dirigenza del proprio club perché ha preferito uno straniero a un italiano, se quello straniero è più forte, ha più appeal o può essere più funzionale al progetto tecnico. Siamo il Paese di Bearzot e Pertini, ma anche di Machiavelli e lo scudetto giustifica i mezzi, non importa che passaporto abbiano (e nel caso c’è qualcuno che li ha pure taroccati, ma quella è un’altra storia). Insomma, lasciamo perdere la retorica dei cuori azzurri o dei milioni a palpitare davanti alla tv. Possiamo anche far finta di crederci e raccontarci una favola da spot pubblicitario, ma sappiamo benissimo che non è così o, se lo è, lo è per una sparuta minoranza.

Source – Tuttosport.com – Ts