In vista della ripresa delle…
In vista della ripresa delle lezioni, molti studenti devono riaprire in anticipo quaderni e libri ma vorrebbero contiinuare a godersi la vacanza, che serve a riposare, divertirsi, giocare all’aria aperta. Evitare che quest’impegno sia vissuto dai ragazzi come una costrizione («non paga» ai fini dell’apprendimento). Spronarli a leggere e a scrivere esperienze ed emozioni
Per gli studenti, si sa, l’estate è tempo di riposo, svago e anche di gioco per i più piccoli. A molti di loro, però, in vista del rientro a scuola tra poco più di un mese, tocca riaprire quaderni e libri in anticipo poiché lo scorso giugno, al termine dell’anno scolastico, gli insegnanti hanno assegnato i compiti per le vacanze. Ma come evitare che quest’impegno si trasformi in «conflitto» tra genitori e figli, coi primi che continuano a ripetere «Non hai ancora fatto i compiti» e i secondi che vorrebbero godersi in modo spensierato quest’ultimo scorcio di vacanza prima della ripresa delle lezioni? E se, invece, i compiti non sono stati assegnati, in che modo utilizzare quest’ultimo mese di pausa scolastica anche come occasione di crescita?
Ecco alcuni consigli con l’aiuto del pediatra Rino Agostiniani, consigliere nazionale della Società italiana di pediatria (Sip).
Come evitare contrasti in famiglia
Innanzitutto, premette il dottor Agostiniani: «Il periodo delle vacanze è importante per la crescita e la salute dei ragazzi, quindi va rispettato; ma è giusto anche dare delle indicazioni per fare in modo che questa pausa scolastica possa essere utile per la crescita personale, a livello culturale, di conoscenze, di sviluppo della personalità. Ma – avverte il pediatra – non deve diventare, come purtroppo spesso accade, un motivo di conflittualità e contrasto all’interno della famiglia, con genitori che ripetono ai figli “fai i compiti”, il che può turbare i momenti di serenità a casa».
Il giusto equilibrio
Se i compiti sono stati assegnati, però, tocca farli. Cosa consigliare ai genitori per evitare discussioni coi figli?
«Occorre trovare un equilibrio – raccomanda il pediatra –. Non “paga” un comportamento eccessivamente rigido, come programmare quando i ragazzi devono fare i compiti, per esempio, tutti i giorni in determinati orari, poiché viene vissuto dal ragazzo come una costrizione e, anche dal punto di vista dell’apprendimento, s’impara poco o nulla. Né i genitori devono sostituirsi ai figli e fare i compiti al posto loro, come spesso accade. Piuttosto – consiglia Agostiniani – aiuta un rapporto tra genitori e figli basato sulla condivisione di ciò che si fa; vuol dire, per esempio, spiegare perché è utile anche se i compiti assegnati non destano particolare entusiasmo, ma anche sollecitare i ragazzi a una crescita personale, responsabilizzando soprattutto i più grandi a seguire un percorso che consenta di non perdere le abilità e competenze acquisite durante il periodo di frequenza scolastica e a mantenere attiva la mente».
Invito alla lettura (e alla scrittura)
È quindi fondamentale la «modalità con cui si cerca di indirizzare quest’impegno durante il periodo estivo» sottolinea il dottor Agostiniani, che consiglia: «Per esempio, invece di assegnare compiti per ripetere tutto ciò che si è fatto durante l’anno scolastico, un modo per far crescere i ragazzi può essere invitarli alla lettura, proponendo loro di scegliere tra un elenco di libri, ovviamente tarati in base all’età, in modo che diventi un’esperienza significativa per ogni bambino e adolescente. Sarebbe utile per tutti, poi, – sempre come esperienza di crescita, forse più di un esercizio di matematica – invitare i ragazzi a scrivere ciò che fanno e come vivono in questo periodo, tenendo un diario personale che aiuta a pensare, a riflettere su se stessi, sul proprio vissuto, le proprie emozioni, i sogni che vorrebbero realizzare in futuro».
Modalità di apprendimento più semplici e piacevoli
Ribadisce il pediatra della Sip: «Serve trovare un compromesso tra dedicare una parte significativa del tempo libero allo svago, al divertimento, alla vita all’aria aperta e fare i compiti durante le vacanze, cercando di evitare che siano vissuti come gli esercizi noiosi da fare a tutti i costi, altrimenti a settembre, al rientro a scuola, gli insegnanti chiederanno perché non sono stati fatti. Una strada da seguire – suggerisce il dottor Agostiniani – potrebbe essere quella di sperimentare, anche per i compiti assegnati per le vacanze, attività di “simulazione”, soprattutto quelle che servono a imparare attraverso il gioco, in quanto si mettono in atto delle modalità di apprendimento più semplici e piacevoli. Si è visto, infatti, che queste attività funzionano anche per la formazione degli adulti. Magari si potrebbe fare ricorso anche agli strumenti di tecnologia digitale che oggi quasi tutti i bambini e gli adolescenti utilizzano» suggerisce il pediatra.
Source – Corriere.it – Salute

