In menopausa il colesterolo s’impenna? Ecco perché e come tenerlo a bada


Lo sapevi che oltre il 50% delle donne in menopausa ha il colesterolo alto? E il trend negativo comincia a manifestarsi ancora prima della scomparsa del ciclo mestruale. Nel delicato periodo di passaggio denominato perimenopausa (che comincia già verso i 45 anni) e nelle fasi successive che segnano l’ingresso nella menopausa conclamata, si verificano diverse condizioni. Queste, insieme, contribuiscono a fare aumentare i livelli di colesterolo nel sangue. Vediamo quali.
Estrogeni in ribasso, appetito in rialzo
«Con il calo degli estrogeni il fegato diventa meno efficiente nel rimuovere il colesterolo LDL, cioè la sua frazione “cattiva”», spiega Salvatore Bardaro, docente di medicina integrata all’Università di Siena e Pavia e al Consorzio Universitario Humanitas di Roma, autore del libro Se ti infiammi ti ingrassi. L’ipertesto della sindrome metabolica (Vanda Editore). «Inoltre, lo sbilanciamento ormonale e, in particolare, il drastico calo degli estrogeni secreti dalle ovaie, nel 70% delle donne provoca disturbi del tono dell’umore, come ansia, insonnia, vampate di calore (eccessiva sudorazione notturna), tendenza alla depressione, calo del desiderio sessuale e una diminuzione delle energie psicofisiche globali.
Ciò porta quasi inconsapevolmente la donna a cercare un po’ di conforto in molti alimenti dolci, ad alto tenore di zuccheri semplici, che sono i diretti responsabili dell’ipercolesterolemia: biscotti, barrette al cioccolato o al caramello salato, yogurt alla frutta, budini, caramelle, cioccolatini e una quantità innumerevole di snack e di alimenti ultraprocessati. Già in menopausa l’appetito aumenta, sia perché diminuiscono i neurotrasmettitori che infondono un senso di benessere e presiedono a un buon equilibrio emotivo (serotonina, endorfine e dopamina) sia perché il crollo degli estrogeni altera i segnali di fame e di sazietà situati nell’ipotalamo e regolati dagli ormoni grelina e leptina.
Se poi la donna tende a eccedere in cibi ad alto indice glicemico, si verificano tre sgradevoli fenomeni: aumento dell’infiammazione cronica sistemica asettica (la cosiddetta low-grade inflammation, il killer silente dei giorni nostri), picchi glicemici e insulino-resistenza che predispongono al diabete e, infine, incremento del colesterolo totale, soprattutto nella sua frazione LDL associata a un aumentato rischio cardiovascolare». Si tratta di un circolo vizioso che ha come fattore scatenante l’infiammazione, e in cui la dieta e lo stile di vita giocano un ruolo preponderante.
Il ruolo chiave dell’infiammazione
«È molto importante mantenere il proprio peso-forma, cercando di non prendere chili di troppo», consiglia il professor Bardaro. «Un compito impegnativo perché in menopausa si va incontro a una riduzione del metabolismo basale, che rallenta sensibilmente e rende più difficoltosi i tentativi di dimagrire. Il grasso accumulato in questo periodo si posiziona quasi tutto nella regione addominale aumentando il rischio di diabete, ipertensione, colesterolo alto, tumori e incidenti cardiovascolari, quali ictus e infarto.
Il grasso addominale, infatti, non è semplicemente antiestetico. È un organo endocrino metabolicamente attivo, che produce diverse molecole biologiche quali ormoni e citochine pro-infiammatorie, come l’IL-6 e il TNF-alfa, responsabili dello stato di infiammazione in tutto l’organismo. Insomma, più si è in sovrappeso più si è infiammati. E sono proprio questi processi infiammatori non intercettati e sottostimati a causare l’ossidazione delle LDL (le lipoproteine che trasportano il colesterolo dal fegato ai tessuti) le quali, ossidandosi e depositandosi nelle pareti delle arterie, formano le temute placche aterosclerotiche. È questo processo che va contrastato in menopausa, più che l’innalzamento del colesterolo in sé».
Una dieta meno dolce
Una volta compreso il meccanismo infiammatorio che sta alla base dell’ipercolesterolemia, e soprattutto dell’aumento della frazione LDL, quale strategia adottare per rientrare nei valori? «Si dice spesso che solo il 20% del colesterolo ematico dipenda dalla dieta: il resto è endogeno in quanto sintetizzato dal fegato. Così molte donne si convincono che non si possa fare più di tanto per abbassarlo, accampando come alibi la predisposizione genetica», prosegue il professor Bardaro. «Invece no: se la dieta incide per il 20% significa che, con i giusti correttivi, possiamo far scendere il colesterolo da 260 mg/dL a 208 mg/dL. E non è poco.
I miei consigli a tavola? Un tempo le raccomandazioni anticolesterolo si incentravano tutte sulla riduzione dei grassi animali: niente insaccati e formaggi grassi, niente fritti, niente burro e strutto, e ridotto consumo di carne rossa (1-2 volte alla settimana). Oggi, invece, sappiamo che chi soffre di dislipidemie deve soprattutto limitare il consumo di zuccheri, evitando quei picchi insulinici che stimolano l’attività dell’enzima HMG-CoA reduttasi, che a sua volta stimola il fegato a produrre più colesterolo. Gelati, brioche, merendine, creme spalmabili e bevande zuccherate, insomma, fanno molto più male di una bistecca o di un pezzo di grana stagionato. L’enzima in questione, infatti, gioca un ruolo chiave nella biosintesi del colesterolo endogeno e viene iperattivato proprio dagli zuccheri semplici, come il glucosio, il saccarosio e il fruttosio».
L’importanza dell’attività fisica
Infine, nello stile di vita funzionale all’abbassamento del colesterolo in menopausa non può non rientrare l’attività fisica regolare, la “medicina” naturale al 100% che aiuta a controllare il proprio profilo lipidico. Quale disciplina è più indicata? «Tutta l’attività fisica aerobica a intensità moderata-intensa incide positivamente sui livelli di colesterolo», risponde il professor Bardaro. «Aumenta significativamente la frazione HDL (quella definita “buona” perché non si deposita nelle arterie e rimuove l’eccesso di grassi all’interno dei vasi) e tende a ridurre sia i trigliceridi sia il colesterolo LDL.
Vanno bene la corsa e la camminata veloce, il ciclismo e la cyclette da palestra o da camera. Ma anche l’aerobica e le varie attività di cardiofitness, lo spinning, il nuoto, la zumba e tutti i balli, compresi quelli latino-americani. L’importante è la costanza nell’allenarsi almeno tre volte alla settimana, per stimolare in modo naturale gli enzimi coinvolti nel metabolismo epatico del colesterolo».
Source – starbene
