Alla giovane ricercatrice il…

diAlessandro Sala 

Alla giovane ricercatrice il riconoscimento quale «Young Researcher» per un progetto sulla risposta anticorpale alle sostanze di sintesi 

Martina Iulini è dottoranda al terzo anno in Scienze farmacologiche biomolecolari, sperimentali e cliniche all’Università Statale di Milano. Ha solo 30 anni ma ne ha già passati diversi in laboratorio, in Italia e all’estero, tra test, provette e dati da confrontare e interpolare. Nelle settimane scorse è stata tra i vincitori del Lush Prize 2024, aggiudicandosi il riconoscimento per la categoria «Young Researcher» con uno studio sulla risposta anticorpale alle sostanze di sintesi. Senza entrare troppo nel tecnico, si tratta di un metodo di ricerca in vitro su come l’organismo umano reagisca di fronte ad una sostanza estranea. Ovvero con una metodologia  totalmente animal free, nello spirito del contest promosso dall’azienda britannica di cosmetici naturali che ha fatto della lotta ai test sugli animali, assieme alle campagne per i diritti civili, uno dei propri capisaldi. 

Il Lush Prize ogni anno assegna finanziamenti a progetti di ricerca elaborati in tutto il mondo e finalizzati alla salute umana ma che non prevedano il ricorso a test su cavie di laboratorio. L’edizione di quest’anno ha visto l’attribuzione di un totale di circa 3 milioni e mezzo di euro (tre milioni di sterline), ripartiti in 140 progetti. 

Quello della  studiosa italiana nasce da un tender, ovvero un appalto, assegnato dall’Efsa, l’Agenzia europea per la Sicurezza alimentare, al team della professoressa Emanuela Corsini, che di Iulini è la responsabile e che è anche presidente della società europea di tossicologia Eurotox, oltre che promotrice di lungo corso dei metodi alternativi alla sperimentazione animale. L’incarico prevede lo sviluppo di nuovi approcci metodologici per affrontare l’immunotossicità dei Pfas, composti di sintesi  che si ritrovano in molti prodotti di uso domestico – dalle pentole al materiale elettronico e per l’edilizia, passando anche per impianti e protesi mediche –  e con cui veniamo frequentemente in contatto.  Il progetto della dottoressa Iulini rientra proprio in questo ambito ed è focalizzato sullo sviluppo di un metodo in vitro per studiare la risposta anticorpale T dipendente e T indipendente, le due modalità con cui il nostro organismo risponde alla presenza di sostanze estranee producendo gli anticorpi necessari a fronteggiarle.

Lo studio si basa sull’utilizzo di sangue proveniente da donatori sani su cui viene testato l’effetto delle diverse sostanze. «La mia ricerca – spiega Iulini – è finalizzata a sviluppare un metodo per discriminare in vitro i due tipi di risposta e permettere così di verificare come questa agisca di fronte a qualunque tipo di sostanza». Non tutti i tipi di ricerca possono essere ad oggi effettuati bypassando del tutto la sperimentazione animale o il ricorso a parti di essa, ma laddove le alternative esistono è necessario investire. Di qui  la scelta di Marc Constantine e della sua famiglia, proprietari di Lush, di sostenere la ricerca in questo campo. La stessa azienda del resto è totalmente animal free e per scelta, pur essendo presente in molti mercati nel mondo, non esporta in Cina dove, diversamente dalla Ue, i test animali sono obbligatori anche per la cosmetica. Secondo la Lav, associazione animalista che ha nella propria denominazione l’impegno contro la vivisezione, tra il 2019 e il 2022 solo in Italia sono stati sacrificati circa 2 milioni di animali per fini sperimentali. 

La ricerca senza ricorso agli animali è indubbiamente spinta da motivazioni etiche, ma la dottoressa Iulini ci tiene a sottolineare che il suo approccio e quello dei suoi colleghi del laboratorio di tossicologia, che già dal 2015 porta avanti lo sviluppo di metodi alternativi, è solo scientifico e legato ad una maggiore predittività dei risultati, almeno in alcuni campi.  «Noi facciamo ricerca non propaganda, se possiamo migliorare le nostre tecnologie con metodi che non prevedono il sacrificio di animali, perché non farlo? In tossicologia il futuro è questo. Io forse non avrei mai scelto di fare ricerca utilizzando cavie. Ma non sono animalista, e riconosco che ci sono ambiti in cui ad oggi c’è ancora necessità di lavorare sugli animali, seppure con le dovute precauzioni».  

Il premio aiuterà il laboratorio a sviluppare ulteriormente il progetto, visto che anche la ricerca in vitro ha alti costi. «Ho la fortuna di lavorare in un ambito dove già da anni c’è grande attenzione ai metodi alternativi – dice ancora Iulini -. A livello generazionale, tra i nuovi ricercatori c’è forse una maggiore apertura. Ma anche ai congressi si percepisce una spinta a cambiare. Le cose sono in movimento. E anche gli organi regolatori stanno imparando a credere nei dati. L’importante è produrli quei dati e dimostrare che i risultati arrivano. Quello che un tempo era un miraggio, oggi è una realtà».  

23 luglio 2024 ( modifica il 23 luglio 2024 | 18:25)

Fonte – Corriere.it – Scienze e Tecnologie