Brignone si racconta: "Faccio davvero cose impensabili. La mia però non è una vita da film"


“Il docufilm mi ha commossa, non c’è finzione”
Federica, che effetto fa vedersi al cinema? «Tosto. Rivivere i momenti brutti ma anche quelli belli… Molto forte ed emozionante, mi sono commossa. Più ripenso a quello che è stato il mio percorso, più mi chiedo come ho fatto a continuare a crederci. La vedo come un qualcosa di incredibile, impensabile. E mi ci sono ritrovata in pieno. È proprio quello che volevo: raccontare da dentro, in ogni istante il mio viaggio verso Milano Cortina, con tutto quello che è successo e ho fatto. La cosa di cui sono più orgogliosa è che tutto quello che si vede è stato ripreso in quel momento lì. Viene fuori tutto quello che è stato. Non c’è nessuna finzione». Lo farà vedere ai suoi figli? «Quando saranno grandi, quindi fra tantissimi anni… Se ne avranno voglia. È la mia vita e in un momento drammatico è un bellissimo ricordo, una storia davvero speciale». Lei però è l’opposto di quella che si definisce una vita da film. (sorride) «Assolutamente vero. Infatti solo un mio amico poteva essere ammesso a girare quelle scene».
“Il mio logo? In tutti noi c’è una tigre, bisogna avere soltanto il coraggio di saperla liberare”
Come sarà la sua vita quando smetterà di sciare? «Tutti mi chiedete questa cosa, ma se è vero che la fine della mia carriera si avvicina per questioni anagrafiche, io voglio essere ancora totalmente focalizzata su quello che sto facendo. E dopo di sicuro mi prenderò del tempo, senza avere un calendario. Sicuramente voglio viaggiare tanto». È una manager di sé stessa? Come gestisce i guadagni? «Non sono diventata ricca, non come un tennista e un calciatore, ma anche se negli ultimi anni ho guadagnato di più non ho cambiato il mio stile di vita. Semplice, non certo spendaccione. Vivo in maniera molto umile. Poi ho la fortuna che il mio sponsor Generali mi aiuta a gestire i soldi senza troppi pensieri. Ma sono attenta: investo, diversifico. E faccio, sono una persona d’azione. In prima persona. Penso a Traiettorie Liquide prima e ora il film e il logo. Due progetti che ho prodotto. E ci sono anche tante altre idee in cantiere». Perché il logo e il cartone animato Be Tiger? «Volevamo creare qualcosa che potesse essere di stimolo per tutti quelli che, ogni giorno, si trovano ad affrontare una sfida. Nella vita, come nello sport, arriva sempre il momento in cui bisogna trovare il coraggio di spingersi oltre i propri limiti ed affrontare le difficoltà. Da qui prende vita il logo della Tigre. È il soprannome che mi ha accompagnato negli ultimi anni di carriera, nato dalla determinazione che ho sempre messo in pista. Oggi quel simbolo diventa un messaggio: Be Tiger significa avere il coraggio di tirare fuori il meglio di sé, credere in se stessi, affrontare le proprie paure. Perché dentro ognuno di noi c’è una tigre. Bisogna solo trovare il coraggio di liberarla».
Al J Medical che risate con Sinner
Intanto dopo la terza operazione alla gamba sinistra è tornata nella “gabbia” del J Medical… «Non ho mai smesso di andarci, anche se non tutti i giorni. Un anno fa non vedevo la luce. Vedevo entrare atleti con le stampelle e uscire con le loro gambe, mentre io ero sempre nella stessa situazione. Brutto. Ora invece ogni giorno riesco a fare un grosso passo avanti». Quindi l’intervento di fine agosto è stata la svolta? «Stavo male e l’idea di farsi riaprire la gamba, farsi togliere placca e viti non dico che mi spaventasse, ma ero pronta al peggio. Invece quando mi sono svegliata i medici mi hanno detto che il ginocchio andava bene e io mi sono sentita a posto. Già solo poter fare le cose da sola è stato come avere un’altra vita. Serve tempo, ma il dolore sta migliorando e sto iniziando a camminare bene come non ho mai fatto dal giorno dell’incidente e a forzare un po’». A Torino ha più tirato su di morale lei Sinner o viceversa? «Jannik non c’è più, ma in palestra è una persona di compagnia e che ti rende le giornate leggere. Scherza, gioca. Una brava persona, simpatico. Ci siamo tenuti compagnia». Lei, Jannik, Marquez che mostra il braccio martoriato: la gente vede cosa vuol dire fare sport ad alto livello… «Beh, mi fa strano che lo si veda solo adesso… Lo sport di alto livello è logorante e discipline come le moto o lo sci sono pericolose. Si rischia tanto».
“La mia estate? Non posso fare quello che voglio”
Operazione a parte, vista la galleria di foto da lei postate, possiamo dire che sia stata una bella estate? «Diciamo decente. Non posso fare quello che voglio, come giocare a tennis o camminare tanto in montagna. Però tanta mountain bike downhill, che mi serve anche per la velocità e le traiettorie. La mia vera vita pre-incidente non c’è però ancora». Eppure abbiamo visto tanti sorrisi… «Quelli non mi sono mai mancati. Come gli amici, vivere». Con molta semplicità, si nota. «Quello che sono e voglio essere. Quello che volevo. Era il mio timore dopo l’incredibile botta olimpica, quei due ori, tutti i riflettori…. Ora posso dire, con orgoglio, che la mia vita non è cambiata. Non ho permesso che fosse cambiata». Come ha resettato dopo l’abbuffata di Cortina? (sorriso) «Andando a surfare». Trovato belle onde? «Mamma mia… In San Salvador fin troppo grosse: tre metri. Mi sono spaventata. Alle Maldive invece ho fatto un camp di surf con amici. Meraviglioso».
“Sto migliorando, non escludo di andare in America”
Dove e come continua a sentire la fiamma della competizione dentro di sé? «Semplice: è quello che mi piace fare. La mia vita è fatta anche e soprattutto di sci e voglio continuare a cercare di viverla così al 100%. Anzi, di tornare a viverla al 100%». La stagione come la vede? «Saprò dirlo quando inizierò a stare bene sugli sci. Ora come ora non sono in grado di farlo. Ripeto, ogni giorno sto facendo passi in avanti sempre più grandi, ma più che dire che non andrò al debutto di Soelden non so». Quindi la rivedremo a dicembre anche dopo la trasferta nordamericana? «Non lo escludo di andare in America». Già una bella sensazione e notizia. «Sì, anche se tornare a sciare non significa automaticamente poter farlo ad alti livelli e vincere. In un anno e mezzo praticamente ho sciato solo a febbraio, per le Olimpiadi. So come si fa e l’ho rimostrato, ma ogni volta devi ritrovare le sensazioni, la sfiducia per spingere…».
“I Mondiali? Sto pensando solo a tornare a sciare”
Fra pochi giorni vedremo le sue colleghe e rivali all’opera: intanto sappiamo che Shiffrin vuole fare gigante e superG a scapito dello slalom. Che dice? (sorride) «Che è impazzita. Detto questo, ho talmente problemi miei che non mi occupo di quelli degli altri». Possiamo dire che il suo obiettivo sono i Mondiali di Crans Montana, su una delle sue piste preferite? «Intanto devo arrivarci. Qualificata sono già qualificata, visto che sono campionessa in carica di gigante, ma in questo momento sto pensando soltanto a tornare a sciare e a farlo bene. D’altra parte quest’anno il mio pensiero è quello di fare tutta la stagione, il più possibile della stagione. Non voglio giocarmi di nuovo il tutto per tutto nell’unico evento come ho fatto alle Olimpiadi. Voglio stare bene e gareggiare con un programma normale, seguire il ritmo della Coppa del Mondo». Ha già pensato in quali discipline? «Chiaramente non riuscirò a fare tutto, ovvero discesa, superG e gigante. Questo l’ho metabolizzato, accettato. Ma voglio star bene e divertirmi a gareggiare. L’anno scorso ho avuto grande soddisfazioni, ma è stata molto tosta. Se penso a quel periodo, la parola divertente non è la prima che mi viene in mente».
Source – Tuttosport.com – Ts
