Il chirurgo delle star:…

di Maria Teresa Veneziani 

Renato Calabria, chirurgo delle star: l’obiettivo è il benessere psico-fisico. «La nuova filosofia non è più allungare la vita ma la salute»

Basta guardare Brad Pitt e George Clooney che a 60 e 63 anni hanno un aspetto molto più fresco di un decennio fa. Magia dell’evoluzione della chirurgia plastica. E tra gli abbelliti dell’ultima ora ci sono anche il 49enne Bradley Cooper e il 62enne Tom Cruise, «che aveva esagerato con l’innesto di grasso e ora sta decisamente meglio». A porre la lente di ingrandimento sui ritocchi dei belli e famosi è Renato Calabria, chirurgo estetico di fama internazionale, che da 30 anni opera tra Beverly Hills, nel cosiddetto Golden Triangle («che raggruppa più chirurgia estetica del resto del mondo»), Milano e Dubai (prossimamente Miami), dove periodicamente fa tappa per dare un ritocco a imprenditori, professionisti e personaggi, con mogli e mariti che spesso arrivano in studio insieme. «I peggiori sono gli uomini che vogliono intervenire sulle scelte di mogli e compagne», spiega il super-chirurgo (trentino di nascita, Levico) al quale vengono attribuiti, tra gli altri, i ringiovanimenti di Flavio Briatore, Barbra Streisand, Rod Stewart e Sharon Stone.

T-shirt nera che lascia intravedere i bicipiti d’acciaio, pantaloni e scarpe da ginnastica griffate, l’inventore del «vertical face lift che evita l’effetto viso appiattito tipo tunnel nel vento», dopo aver dimesso due pazienti si concede una Cesar salad «senza crostini». Nessuno snobismo, solo uno stile di vita rigoroso e una nuova consapevolezza che lo ha portato anche a qualche dubbio e ripensamento sulla ricerca di bellezza e felicità, che ora desidera condividere anche con un libro, spinto dai tantissimi follower che lo interpellano su Instagram. «A 18 anni mio padre mi mandò a imparare l’inglese da una zia che abitava a Los Angeles e mi sono innamorato della California. Così dopo la laurea in medicina a Padova, sono tornato in America dove ho fatto 8 anni specializzazione, perché lì la pratica conta più della filosofia».

A Beverly Hills, «come insegnò Jesse James, il colpo si fa in banca», aveva scherzato tempo fa. Ora a fare la fortuna dei chirurghi estetici è anche la cosiddetta «Ozempic Face», il ricorso al ritocco in seguito al dimagrimento veloce con i farmaci che inibiscono la fame.
«Le statistiche ufficiali dell’American Society of Plastic Surgery confermano che c’è un trend generale di aumento dei lifting dell’8 % dovuto allo svuotamento e perdita di volume con il ricorso ai farmaci per dimagrire. E c’è un aumento anche degli interventi meno invasivi eseguiti in anestesia locale quali lo “One Stitch Facelift”, che noi chiamiamo “Lunch Time Lift”, di cui sono pioniere. Oltre alla crescita del 8-10 % della lipo scultura-addominale e della “Corset Mini-addominoplasty” ,seguendo trend alla Kim Kardashian. A cui poi vanno aggiunti Botox ( quai 5 milioni di trattamenti nel 2023) e i filler (3,5 milioni). C’è un aumento anche del “Buccal Fat Pad Removal”, procedura di rimozione del grasso ai lati dal volto per conferire un aspetto più scolpito (8%)».

Che cos’è il lifting in pausa pranzo?
«Un piccolo intervento in anestesia locale che viene eseguito tramite una mini incisione nella basetta: non lascia cicatrici, è adatto alle pazienti più giovani che sono stanche di andare continuamente dal dermatologo a fare punturine; questo dura due o tre anni».

Com’è cambiato il vostro lavoro nell’era dell’Instagram Face?
«Ovviamente gli standard di bellezza cambiano, inutile negarlo. I canoni di oggi non sono più quelli degli Anni ‘80. Riflettono il poster di Kim Kardashian, magra ma non troppo, seni voluttuosi e sedere grande (sporgente); ventre super piatto, un po’ di spazio tra le cosce. Per il volto, pelle sana, zigomi e labbra pronunciati, occhi molto aperti e naso definito».

Un modello cyber unificato: Kendall Jenner che assomiglia esattamente a Emily Ratajkowski…
«La chirurgia plastica segue i trend, c’è poco da fare, l’abilità del chirurgo sta nell’applicare il suo senso estetico rispettando la personalità del paziente. Un sedere troppo grande su una persona piccola è un difetto. Tocca al medico far capire che bisogna stare attenti a seguire i trend perché le decostruzioni sono molto difficili e a volte irreversibili».

Quali sono le conseguenze?
«Io sono ritenuto tra i massimi esperti nella rimozione dei filler, che sono un vero problema. Soprattutto in Italia le donne pensano di risparmiare e che siano meno invasivi, ma se da giovane riempi la pelle con acido ialuronico e fili semi-permanenti, poi la pelle si rilassa e quando fai la decostruzione è tutto più complicato; idem se a 20 anni pretendi di avere un seno molto prominente, quando ne hai 40 anni non va più di moda e decidi di ridurlo, per eliminare la pelle rilassata crei cicatrici».

Che differenza c’è tra il lifting maschile e femminile?
«Nell’uomo dev’essere più naturale e la blefaroplastica è assolutamente da evitare come dimostrano Brad Pitt e George Clooney; la donna può essere più definita. Tra i migliori ultimamente quelli di Demi Moore – che dopo un eccesso di riempimento si è ravveduta – e di Sharon Stone».

Descriva un cattivo lifting…
«Si riconosce subito: lobi appiattiti, orecchie rigide, occhi a palla».

Tra gli interventi più richiesti c’è anche il BBL , Brasilian Butt Lift…
«Si arrotonda il lato B con filler e grasso, raramente con protesi perché poi ci sono problemi a sedersi, vista la posizione. Ma so di una ragazza che è stata fatta ingrassare per prelevare il grasso e poi quando è dimagrita si è ritrovata la pelle rilassata anche sui glutei».

Un po’ Dr. Jekyll… Quanto costa un lifting dai più noti super-chirurghi?
«Circa 50 mila euro, che possono arrivare a 100 se si aggiungono cellule staminali, occhi etc. Ma ci sono professionisti che ne chiedono 200 mila, come trucchetto di marketing per sembrare più bravi. In America dicono che per essere “master” devi avere almeno 10 mila ore di lavoro: se calcoli tre ore per ogni intervento, ci vogliono dieci anni esclusivi di lifting del viso per considerarti davvero un esperto. E comunque io consiglio sempre di guardare le foto delle compagne negli studi prima di intervenire».

Renato Calabria: «I quattro pilastri della bellezza, meditazione, ginnastica, digiuno intermittente e, se necessario, un ritocco»

Però ci sono esempi di celebrity quasi deturpate, per un certo periodo persino Melanie Griffith e Meg Ryan…
«Meg Ryan l’aveva ritoccata un amico, un ragazzo bello e gentile, single. Anche il fascino incide. Poi le celebrity spesso si vergognano a chiedere in giro e qualche volta va male».

Jane Fonda si era pentita.
«Facile pentirsi dopo tre lifting e dimostri 60 anni quando ne hai 80».

Quanti lifting ha eseguito qui a Milano? E dopo quanto tempo sei presentabile?
«La mia filosofia è “non più di uno al giorno” perché io pratico personalmente dal primo all’ultimo punto e mi affido a strutture di alto livello. I punti ormai sono tutti interni. E spiego sempre che dopo due settimane sei presentabile in pubblico, dopo un mese pronto per il red carpet».

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Non le ha detto mai nessuno “rivoglio le mie rughe”?
«No, però ci sono pazienti che non restano soddisfatti perché avevano aspettative troppo alte. Ed è anche colpa di noi chirurghi che creiamo illusioni con le foto postate sui social, ma quelli sono sempre i lavori migliori e qualcuno pare usi pure qualche filtro. La chirurgia estetica ti aiuta a correggere i difetti e ti può regalare 10 anni per tutta la vita aiutandoti a sentirti bella e sicura di te, ma il lifting perfetto non esiste: bisogna focalizzarsi sul miglioramento».

Quando si deve dire di no?
«La cosiddetta “red flag”, scatta di fronte a un paziente ossessionato dai particolari, oppure se ha motivazioni sbagliate, come la moglie che si rifà perché il marito l’ha lasciata per una più giovane. Ben altra cosa se decide che un look più giovane è un passo per dare una svolta al passato e ricominciare con nuovo slancio».

Ci sono donne che accompagnano i partner?
«Quelle più giovani, quando lui è molto più vecchio e rischia di sembrare il padre».

Che cos’ è la bellezza?
«E inconfutabilmente una caratteristica che ti dà un vantaggio nella vita. Ma se ti identifichi solo con la bellezza sei destinato all’infelicità perché finisce».

E lei che cosa ha capito per sé stesso?
«Sono arrivato a Los Angeles ai tempi del concerto degli Eagle sul Sunset Boulevard e di “American Graffiti”: era tutto eccitante. Per 10 anni non ho fatto che rincorrere il successo e la fama lavorando per 120 ore la settimana: brutale. Ma quando hai una bella casa, una bella auto e ti accorgi che quel mondo fatto di frivolezze e materialismo non ti basta mai, vuoi sempre di più. Ho attraversato una specie di crisi esistenziale che mi ha portato a una dimensione più spirituale grazie anche a un libro “Il potere di adesso” di Eckhart Tolle. Una presa di coscienza che mi consente di vivere serenamente con una nuova energia vitale».

Renato Calabria: «I quattro pilastri della bellezza, meditazione, ginnastica, digiuno intermittente e, se necessario, un ritocco»

In effetti i suoi 70 anni sono portati benissimo: quale è il suo metodo anti-aging?
«Si basa su quattro cardini. Mi sono accorto che la combinazione chirurgia estetica, unita alla meditazione, alla dimensione spirituale, alla ginnastica e all’alimentazione, porta a un benessere psico-fisico che mi fa stare bene. Due punti sono basati su principi scientifici: il digiuno intermittente come meccanismo d’azione dell’autofagia che elimina le cellule senescenti, “zombie”. Cerco di mangiare alle 18 e poi di restare a digiuno fino alle 11, almeno 12 ore fino a 16, ma la mattina uso il trucco del caffè Bulletproof, con burro shakerato e Mct oil che mi dà energia senza alzare l’insulina; e di cui Flavio Briatore è diventato un fan sfegatato – ride – . Altro concetto è la dieta muscolocentrica. E’ provato che dopo i 50-60 anni se il muscolo si atrofizza non lo riproduci più neppure se ti sfianchi in palestra e quindi occorre integrare sempre i dimagrimenti con supplementi proteici. Io metto una quarantina di pillole, tra vitamine e integratori (ride). La nuova filosofia non è più la durata della vita, ma della salute. E, comunque, se proprio si deve scegliere un solo step, quello più importante per la longevità, provato scientificamente, è l’esercizio fisico. Il trend ora è quello fatto in zona 2, la camminata con un po’ di fatica, ma che ti permette ancora di conversare. Io la controllo con il mio smartwatch, oppure se hai poco tempo sono sufficienti 7 minuti di cyclette,30 secondi al massimo e 30 off: pare funzioni come una sessione di gymn».

Che futuro ci aspetta, un mondo di belli e magri?
«Noi apparteniamo a una generazione passata. La prossima avrà i benefici dei progressi anti-aging già raggiunti in laboratorio: siamo in grado di ri-modulare l’epigenoma, l’insieme dei fattori che rendono possibile il ringiovanimento. Il vero problema sarà fermarlo al punto giusto…».

«I quattro pilastri della bellezza sono meditazione, ginnastica, dieta e, se necessario, un ritocco»

1 agosto 2024 ( modifica il 2 agosto 2024 | 08:07)

Source – Corriere.it