La maggior parte delle donne ha…

La maggior parte delle donne ha dolore pelvico, che può essere lieve o più intenso, o perdite ematiche vaginali. All’inizio l’impianto dell’ovulo fecondato in sede extrauterina può non dare manifestazioni cliniche

Revisione scientifica a cura di Antonio Lanzone, professore ordinario di Ostetricia e ginecologia all’Università Cattolica di Roma e direttore dell’Unità operativa complessa di Ostetricia e patologia ostetrica del Policlinico Gemelli di Roma

Gravidanza extrauterina: che cos’è

Si definisce «gravidanza extrauterina» (o ectopica) quella in cui l’ovulo fecondato non riesce a raggiungere la cavità uterina e si annida al di fuori di essa, in oltre il 90% dei casi all’interno delle tube di Falloppio (raramente nella cervice, nell’ovaio o nell’addome). Non essendo l’ambiente extrauterino idoneo ad accogliere e nutrire il feto, la gravidanza è destinata a interrompersi dopo qualche settimana (in genere entro la fine del secondo mese). Questa condizione patologica si verifica in circa il 2% del totale delle gravidanze. Se non si interviene in modo tempestivo, alle prime avvisaglie, la donna può andare incontro a una grave emorragia, causata dalla rottura della struttura (la tuba) che contiene l’embrione (ed è incapace di sopportare la sua crescita), potenzialmente letale per la paziente. Nei Paesi meno avanzati la gravidanza extrauterina rappresenta una delle principali cause di mortalità materna.

I sintomi

I sintomi compaiono in genere tra i primi 40 e 50 giorni di gestazione. La maggior parte delle donne accusa dolore pelvico (al basso ventre), che può essere lieve o più intenso, o perdite ematiche vaginali (di piccola quantità o più abbondanti) o entrambi. All’inizio l’impianto dell’ovulo fecondato in sede extrauterina può anche non dare manifestazioni cliniche.

La diagnosi

Il test di gravidanza sulle urine normalmente risulta positivo. In assenza di sintomi significativi, la diagnosi di un sospetto di gravidanza ectopica viene fatta in occasione della prima ecografia pelvica a cui si sottopone la donna incinta (che viene eseguita intorno alla sesta-settima settimana di gestazione), quando il medico non rileva la presenza dell’embrione in utero. Per confermare il sospetto diagnostico, si prescrive innanzitutto un esame del sangue per misurare il livello di ormone beta-hcg, prodotto dalle cellule che poi formeranno la placenta, che indica che la donna sta aspettando un bambino. I valori di questo ormone tendono normalmente a raddoppiare nell’arco di 48 ore se la gravidanza è in corso. L’esame, quindi, viene ripetuto dopo un paio di giorni: se i valori crescono sotto una certa soglia (nella gravidanza ectopica, infatti, viene prodotta una quantità ridotta di questo ormone rispetto a una gravidanza normale), si conferma il sospetto che la gravidanza sta evolvendo con difficoltà in una sede esterna all’utero. I livelli di beta-hcg possono aumentare dal 30 a più del 50% se la gravidanza sta andando avanti, dal 10 al 20% se stenta a svilupparsi, oppure possono restare invariati o addirittura diminuire, segno che la gravidanza si sta interrompendo. Attraverso un’ecografia trans-vaginale si può individuare la posizione in cui si è impiantato l’embrione.

Intervento chirurgico

Diversamente, la diagnosi viene eseguita alla comparsa dei sintomi. Questi possono essere sfumati (dolenzie al basso ventre con o senza perdite ematiche), tali da poter simulare anche un aborto spontaneo o non essere direttamente riconducibili a una gravidanza extrauterina, e anche in questo caso l’iter è quello di osservare l’andamento delle beta-hcg nel tempo e di eseguire dei controlli ecografici. Altre volte, invece, si manifestano in forma conclamata, con dolori acuti al basso ventre (associati o meno a perdite ematiche) che indicano un’imminente o avvenuta rottura della tuba con emorragia interna (che può portare allo shock ipovolemico, cioè alla diminuzione della massa sanguigna circolante). È una situazione di emergenza che richiede un’ecografia immediata (che documenterà la presenza di una significativa presenza di sangue libero nella cavità addominale) e un intervento chirurgico d’urgenza (generalmente in laparoscopia) per riparare o rimuovere la tuba.

Il trattamento

A seconda dell’andamento dei livelli dell’ormone beta-hcg si stabilisce il trattamento più opportuno. Quando i valori sono elevati o si alzano di almeno il 30% e l’embrione è abbastanza voluminoso a un riscontro ecografico, si procede con un intervento chirurgico con tecnica laparoscopica per rimuovere la tuba se fortemente danneggiata o asportare il materiale embrionale (conservando la tuba). In presenza di un aumento non elevato della quantità di beta-hcg nel sangue, associato a dimensioni ridotte dell’embrione, si interviene con un farmaco chemioterapico (methotrexate) per eliminare la gravidanza tubarica. La dose (che deve essere calibrata in base al peso e all’altezza della paziente) viene somministrata in sede di ricovero ospedaliero. Se dopo una settimana la terapia non ha dato l’effetto sperato, la paziente assume una seconda dose.

Valori di beta-hcg

Il tasso di successo della terapia farmacologica dipende dal grado di avanzamento della gravidanza: quanto più i livelli di beta-hcg sono bassi tanto più il farmaco sarà efficace. In media si registra un successo del 60-70%. Una seconda gravidanza andrà programmata non prima di quattro mesi, per consentire all’organismo di smaltire il principio attivo in circolazione. Infine, quando il livello dell’ormone è in calo, si può considerare la gravidanza come abortiva e non si esegue alcun trattamento. Si continuano a tenere monitorati i valori di beta-hcg (anche per 15 giorni) finché il materiale embrionale viene riassorbito dall’organismo.

I fattori di rischio

Le donne maggiormente esposte al rischio di sviluppare una gravidanza extrauterina sono quelle che presentano una o più di queste condizioni: precedente gravidanza ectopica; endometriosi; pregressi interventi chirurgici alle tube; uso della spirale in passato; ripetute infezioni trasmesse sessualmente (tali patologie creano uno stato infiammatorio a livello delle tube, che diventano meno elastiche, rendendo più difficile il trasporto dell’embrione nell’utero); fumo di sigaretta

29 luglio 2024 ( modifica il 20 novembre 2024 | 16:41)

Source – Corriere.it – Salute