Spence non è più l'oggetto misterios: ecco come ha riacceso l’EuroInter


Start me up, cantavano nel 1981 i Rolling Stones, in una delle loro canzoni meno celebrate, ma il cui riff di chitarra è tra i più riconoscibili in assoluto. Accendere l’Inter, nel senso di renderla più intensa, veloce, alta e aggressiva, era uno dei principali obiettivi del mercato made in Uk portato avanti dalla dirigenza in estate. Insieme a quello di mettere a disposizione di Cristian Chivu giocatori con esperienza internazionale, e in qualche caso parecchi titoli vinti. Finora, l’upgrade legato ai tre nuovi acquisti arrivati da oltremanica – John Stones, Curtis Jones e Djed Spence – non si era mai visto. Nello specifico, il laterale prelevato dal Tottenham per 30 milioni di euro più bonus (stessa cifra corrisposta al Liverpool per il centrocampista), e già visto in Serie A in passato con la maglia del Genoa, sembrava un oggetto misterioso.
Una preparazione partita in ritardo dopo il Mondiale finito a metà luglio, qualche incertezza nelle occasioni in cui era stato impiegato e le oggettive buone prestazioni di Andy Diouf sembravano non giustificare le aspettative riposte in un calciatore chiamato a ereditare il ruolo di Denzel Dumfries, uno che le partite era abituato a spaccarle. Invece, a Rotterdam, Spence è sbocciato all’improvviso, e l’Inter ha trovato il giocatore su cui aveva scommesso. Ha corso, puntato l’uomo, recuperato palloni: il Feyenoord non è riuscito a contenerlo sulla destra, come certificato dall’Uefa con il premio di Mvp della partita. Già nel derby, una partita che l’Inter vorrebbe archiviare in toto il prima possibile, qualche segnale l’aveva dato: in Olanda, ha mantenuto il ritmo per novanta minuti. E, rispetto allo stesso Diouf, la velocità l’ha usata anche correndo all’indietro, senza mai lasciare scoperta la squadra nel suo settore di campo.
Source – Tuttosport.com – Ts
