Janogy, l’intervista: “Avrò un figlio sotto il segno della Viola”


Madelen Janogy ha sul viso il sorriso dolce di chi sta per diventare mamma per la prima volta. Dolce proprio come la comprensibile “paura” di quello che l’aspetta e che ancora non conosce, ma che non vede l’ora di scoprire. Dolce come quel desiderio di essere all’altezza che, in realtà, diventerà presto esercizio quotidiano. Impegnativo e meraviglioso allo stesso tempo. La nascita del suo bambino è prevista per il 5 gennaio. Ma in questa dolce (appunto) attesa, la trentenne attaccante svedese della Fiorentina e il suo fidanzato tennista Jakob Amilon hanno avuto un alleato prezioso: il club viola. Che non solo ha accolto con immensa gioia la notizia, ma si è messo al fianco della sua “dipendente” per accompagnarla passo passo in questo viaggio. Con i fatti, non solo a parole. Senza mai costringerla a mettere in dubbio la sua scelta, anzi…
Le parole di Jangoy
Janogy, ha avuto anche solo per un attimo “paura” di comunicare questa notizia ai suoi capi? In Italia questo è un tema sempre attuale. «Onestamente un po’ ero preoccupata perché avevo sentito storie di alcune colleghe che avevano ricevuto un trattamento ben diverso. Allo stesso tempo, però, conosco le persone che lavorano alla Fiorentina e quindi dentro di me sapevo che sarebbero stati tutti felici. E infatti quando l’ho comunicato mi hanno emozionata, perché la reazione è stata “Noi siamo felici, ma sei tu quella che deve esserlo ancora di più!”». Il suo contratto era stato rinnovato fino al 2028 da pochi mesi. Che valore ha avuto a livello umano questa reazione? «Sono orgogliosa e grata di far parte di un club come questo e credo sia giusto raccontare questa storia e sottolineare quanto compiuto dalla Fiorentina. Perché è vero forse in Italia è ancora un tema delicato, ma allo stesso tempo è importante far sapere a tutti che esistono anche qui tante realtà come la Fiorentina capaci di queste scelte». A proposito di scelte (e fatti). Le hanno messo anche a disposizione un tutor per continuare ad allenarsi durante la gravidanza. «Con la Fiorentina sono in contatto costante: mi alleno ascoltando il mio corpo perché inevitabilmente quando sei incinta l’allenamento cambia. Prima mi allenavo per essere forte e veloce, adesso ogni settimana diventa più tosta. Ma avere un programma personalizzato e questo tipo di attenzione mi sta aiutando molto». Il video in cui ha annunciato alla squadra la sua gravidanza, diffuso il 14 luglio, è stata una botta emotiva anche dallo schermo: c’è una compagna a cui l’aveva detto prima di tutte o un messaggio che l’ha particolarmente emozionata? «Alcune compagne lo sapevano già, ma ciò che è stato incredibile per me è stata la risposta di tutto il team. Mi sono davvero sentita amata: non che non me lo aspettassi, ma non sapevo cosa aspettarmi e ricevere così tanto amore da così tanta gente e tutto insieme è stato molto potente per me. Non mi hanno mai fatta sentire sola e in qualche modo è come se mi avessero detto “Lo facciamo insieme”». Quest’estate la sua connazionale Sara Sjöström è tornata a competere ad alti livelli agli Europei di nuoto proprio dopo la sua prima gravidanza: è un bello stimolo? «Beh vedere Sara quest’estate è stato di grande ispirazione per me: lei è un modello e ammirarla in acqua mi ha trasmesso quella calma e soprattutto quella fiducia di pensare “Se lo può fare lei lo potrò fare anche io”. Proprio nella recente finestra delle nazionali il nostro portiere Musovic, diventata mamma ad agosto 2025, è rientrata contro la Lituania».
“Divertente se diventasse un calciatore”
Le piacerebbe che suo figlio diventasse un calciatore? O magari il papà preferirebbe tennista? «Sarebbe divertente diventasse un calciatore, ma per me l’importante è che pratichi uno sportà. Certo se questa domanda la fa a Jakob, sicuramente risponderebbe tennista!». Sta già pensando al suo rientro? «Sì, e vorrei farlo il prima possibile! Ma sento anche forte il desiderio di fare la mamma. Per me è tutto un po’ nuovo, dovrò imparare a bilanciare questi due desideri, ma senza mettermi pressione. Qualcuno torna dopo tre mesi, qualcuno dopo sei. Io non lo so, ma appena sarò pronta tornerò in campo». Cosa le manca più di tutto? «Competere, giocare, vincere. Io sono una “team-player”, una a cui piace stare in squadra mentre in questi mesi sono un’atleta individuale. Mi manca non allenarmi e non stare in campo con le mie compagne». C’è anche qualcosa che non le manca? «Beh, visto che sono più pesante, solo il pensiero di quanto mi allenavo prima, tra velocità e forza, mi fa affaticare (ride)!». Al Mondiale in Brasile ci pensa? «Non voglio guardarmi indietro un giorno e vedere che ho vissuto troppa pressione per fare due cose insieme entrambe non fatte bene. Sarebbe un errore. È chiaro che vorrei fare tutto bene: diventare una brava mamma, tornare a giocare con la Fiorentina e poi andare al Mondiale. Ma con calma». Che mamma sogna di essere? «La cosa più importante sarà essere un modello per lui e allo stesso tempo essere gentile e tollerante con me stessa. Le mamme si accusano spesso di non essere brave abbastanza, si mettono pressione per essere perfette: io non voglio essere dura con me stessa. Voglio mostrargli cosa mi piace, spiegargli che tutto è possibile. Farlo essere indipendente ma allo stesso tempo essere presente nella sua vita. E insegnargli a essere felice!».
Source – Tuttosport.com – Ts
