Figc, la scelta di Mancini e la vittoria di Malagò: il commissariamento resta sullo sfondo, cosa filtra

MILANO – Comunque vada a finire, una bella soddisfazione Giovanni Malagò se l’è già tolta. Nessuno, tranne lui, voleva davvero il ritorno di Mancini sulla panchina della Nazionale. A battere strade diverse ci aveva anche provato: non, però, quella caldeggiata dai club della Serie A, molti dei quali avrebbero puntato su Antonio Conte. Ma, nel brevissimo tentativo di affidarsi a Paolo Maldini e Leonardo, c’erano stati il miraggio Pep Guardiola e il ben più concreto flirt estivo con Andrea Pirlo. Naufragato quest’ultimo tra uno sponsor russo e i dubbi di molti – anche suoi -, il presidente federale si è rituffato sulla soluzione più quotata sin dalla sua candidatura. Le prime uscite azzurre, se non hanno cancellato dalla memoria la fuga araba del 2023, hanno restituito, al netto della falsa partenza con il Belgio, un’Italia che piace e anche parecchio – a Parigi persino più che a Bursa -, anche per i tanti giovani lanciati.

Crisi Figc, il commissariamento e il caso dell’elezione di Malagò

Sorrisi che fanno da sfondo alla crisi istituzionale in corso: martedì si riuniranno la Giunta e il Consiglio nazionale del Coni per discutere il commissariamento della Federcalcio. I quattro pareri arrivati al Coni fissano un punto fermo: essere tesserati è un requisito necessario per candidarsi. Che Malagò non lo fosse è pacifico; se però l’invalidità della sua elezione (con oltre il 68% dei voti) sia al più una mera irregolarità formale – come sostengono gli altri pareri che il diretto interessato intende portare in Giunta – o una violazione più rilevante delle regole del gioco, come ha lasciato intendere di ritenere, tra le righe ma nemmeno troppo, il presidente del Coni Luciano Buonfiglio, è una valutazione giuridica e politica che dovranno fare i componenti della Giunta prima e del Consiglio poi, in assenza di un’indicazione in tal senso.

Figc, Renato Miele diffida tutti: la posizione dei club di Serie A

Tutti, ieri, sono stati raggiunti dalla diffida di Renato Miele, il candidato ombra alla Figc dai cui ricorsi è nato il caso che scuote tutto lo sport italiano. Alla finestra, infatti, c’è il governo, con la sua malcelata antipatia per la governance Malagò e lo spauracchio di un commissariamento del Coni per omessa vigilanza se non arriverà quello della Figc. Ma anche i club di Serie A, che hanno scelto l’imprenditore romano per rilanciare il calcio e domani dovrebbero ribadire in un’assemblea informale il loro sostegno, con gli stessi toni equilibrati già usati nei giorni scorsi dal presidente di Lega Ezio Simonelli.

Source – Tuttosport.com – Ts