I consigli del presidente…
I consigli del presidente nazionale della Federazione italiana dei medici pediatri (Fimp) per trovare un pediatra anche al mare o in montagna
Se si ammala il bambino in vacanza, cosa fare? La ricerca di un pediatra quando la famiglia è al mare o in montagna, in un comune diverso da quello di residenza, può diventare una specie di caccia al tesoro. La prima cosa che i genitori fanno di solito è buttarsi sul web, sperando di trovare un ambulatorio vicino e un numero di telefono che risponda. Per non perdere tempo, non ricorrere a servizi privati a pagamento o rivolgersi al pronto soccorso quando non serve, è importante tenere a mente alcuni consigli utili. A fornirli alle mamme e i papà in villeggiatura con i propri figli (e ai nonni in vacanza con i nipotini) è Antonio D’Avino, pediatra di famiglia in provincia di Napoli e presidente nazionale della Federazione italiana dei medici pediatri (Fimp).
«In tutti i casi in cui il bambino ha bisogno di una valutazione medica non prorogabile e si trova in un posto al di fuori dell’ambito sanitario territoriale di riferimento, può usufruire di visite ambulatoriali e domiciliari da parte dei pediatri di base del territorio – spiega il medico -. Si tratta di prestazioni occasionali previste dall’accordo collettivo nazionale dei pediatri di libera scelta che vanno assicurate ai turisti in età pediatrica dietro il pagamento di una tariffa calmierata, di 30 euro per la visita in ambulatorio e di 45 euro per quella a domicilio. La cifra sborsata in certe condizioni di bisogno individuate dalla Regione di residenza può essere rimborsata alla famiglia».
Come si fa a sapere quali sono i pediatri di base attivi localmente?
«L’elenco dei pediatri presenti sul territorio può essere consultato sul sito dell’Asl di competenza. Se non è disponibile online, bisogna richiederlo chiamando direttamente l’azienda sanitaria» indica D’Avino. In alternativa, suggerisce, «è possibile contattare il servizio di guardia medica turistica, se previsto nella località di villeggiatura, che offre assistenza a tutti i turisti di età adulta e pediatrica. Il numero di telefono è pubblicato sul portale dell’Asl». Se c’è bisogno di una consulenza medica non rimandabile in orario serale e notturno (dalle 20 alle 8 del mattino successivo) o nei giorni festivi, quando gli studi dei pediatri di famiglia sono chiusi, è necessario rivolgersi al servizio di continuità assistenziale (ex guardia medica) presente su tutto il territorio nazionale. Il numero di telefono è consultabile ancora una volta sul portale dell’azienda sanitaria locale. «Il medico in turno garantisce assistenza sia agli adulti sia ai bambini», sottolinea D’Avino.
Quando andare in pronto soccorso?
«Per interventi urgenti di emergenza – raccomanda il pediatra -. Per esempio, se il bambino, anche di pochi mesi, ha la febbre, fa fatica ad alimentarsi, è sonnolente, non reagisce agli stimoli esterni. Oppure se il bambino ha ripetuti episodi di vomito o diarrea a causa di una gastroenterite. In questo caso ha probabilmente bisogno di essere idratato con flebo e tenuto in osservazione per qualche ora».
Quando non c’è bisogno di consultare il medico?
«Se quando la febbre si abbassa con l’antipiretico il bambino riprende a mangiare e torna a essere il solito di sempre, con i suoi abituali comportamenti. Serve la visita medica, invece, se compaiono eruzioni cutanee anomale o placche bianche in gola. Guai all’autoprescrizione degli antibiotici. Le tonsille bianche potrebbero essere dovute a un’infezione di origine virale, da adenovirus o rhinovirus, che va trattata con un antidolorifico a base di paracetamolo. Per sapere se è di origine batterica, va fatto un tampone rapido faringeo. Solo in caso di positività al test si somministra l’antibiotico. Usare in modo improprio gli antibiotici contribuisce alla selezione di ceppi batterici resistenti ai farmaci che li rendono inefficaci» mette in guardia il presidente della Fimp.
Source – Corriere.it – Salute
