Generoso, ma senza gol: il paradosso Ramos. Amorim faccia qualcosa


Ritrovata la vittoria, ritrovato il gol nel primo tempo e ritrovata una prestazione all’altezza delle ambizioni di una squadra come il Milan, adesso Ruben Amorim ha davanti a sé un’altra importante missione. Ovviamente sono ancora tanti i punti su cui dovrà lavorare il tecnico portoghese e questa sosta lunga servirà a perfezionare alcuni automatismi, al netto dei dodici giocatori rimasti a disposizione perché non convocati dalle nazionali e della settimana di riposo a loro concessa, con ripresa degli allenamenti fissata per martedì 29 settembre. Ma adesso l’ex allenatore del Manchester United dovrà cercare in tutti i modi di attivare Gonçalo Ramos. Anzi, di avvicinarlo all’area avversaria e di conseguenza alla porta. Già, perché il più grande investimento della storia del Milan – 74 milioni, un’etichetta che, purtroppo per lui, lo accompagnerà per diverso tempo nella sua esperienza in rossonero -, tutto il 25enne di Olhão fa fuorché il centravanti. O meglio, agisce da attaccante centrale, ma più come riferimento offensivo, una boa a cui i compagni si affidano per appoggiare il pallone, salire e inserirsi alle sue spalle. L’ex Psg, infatti, dopo un avvio di annata in linea con le aspettative, è calato nettamente, non tanto in prestazioni, quanto in incisività e pericolosità.
I numeri di Gonçalo Ramos
Gonçalo Ramos, dopo il Mondiale e le vacanze, ha debuttato subentrando a inizio agosto nelle due amichevoli dall’altra parte del mondo con Inter (discreto ingresso) e Chelsea (non pervenuto, come tutta la squadra), poi è stato devastante alla prima da titolare nell’ultimo test estivo contro lo United (1 gol e 2 assist). Buono l’impatto anche nelle prime due gare ufficiali, la trasferta in casa del Torino e il debutto casalingo col Venezia. In quelle due partite, il portoghese – convocato dalla sua nazionale per gli impegni di Champions – ha toccato rispettivamente 40 e 52 palloni, di cui ben 15 nell’area avversaria (9 col Toro e 6 col Venezia). E soprattutto Ramos ha calciato verso la porta, 13 volte in totale, 4 nello specchio con un gol, quello con i veneti, una partita in cui avrebbe potuto segnare serenamente tre reti. Nelle successive tre gare di A, però, qualcosa si è inceppato. Il Milan sicuramente con Juventus e Lazio (primo tempo), ha mancato la prestazione, ma anche con il Lecce, nonostante la bella vittoria maturata soprattutto nella ripresa, con Ramos che ha pure contribuito con un assist e mezzo, il rendimento sottoporta dell’attaccante è venuto completamente a mancare.
Qualcosa si è inceppato
Innanzitutto il giocatore ha toccato meno palloni in generale – 38.5 di media nelle tre gare contro i 46 delle prime due -, ma in particolare è sparito dagli ultimi sedici metri: 1 tocco in area con la Juve, 4 con la Lazio e 2 col Lecce. In tutto, dunque, 7 palloni ricevuti in area di rigore avversaria contro i 15 delle due uscite con Torino e Venezia. Per non parlare dei tiri, 1 solo con la Lazio, ovviamente non in porta. Era andata leggermente meglio in Europa League col Benfica, con 4 tocchi in area e 3 conclusioni, nessuna però nello specchio. È evidente come qualcosa fra il gioco del Milan e l’utilizzo di Ramos da “9” si sia inceppato. E la sensazione, osservando le partite, è che le responsabilità non siano tutte del centravanti, anzi. Ramos agisce troppo lontano non solo dalla porta, ma anche dall’area e corre tanto, troppo: 10.5 i km di media nelle cinque gare di A, il portoghese è il maratoneti della squadra. Peccato non faccia il mediano. Amorim, bravo a cambiare col Lecce l’impostazione tattica, adesso dovrà fare un altro step. Riconsegnare al Milan un vero centravanti.
Source – Tuttosport.com – Ts
